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Tredici: una serie controversa

Il 13 marzo 2017 ha esordito la serie controversa di Tredici (13 Reasons Why o TH1RTEEN R3ASONS WHY in inglese), storia che gira attorno alla lettera di suicidio di Hannah Baker registrata su audiocassette. Nel bene o nel male tutti abbiamo sentito parlare di questa serie, molti hanno guardato tutti gli episodi in poche notti e ne sono rimasti affascinati pensando che la si debba trasmettere nelle scuole, altri si sono fermati dopo qualche episodio perché la consideravano fin troppo "noiosa". Internet non conosce mai vie di mezzo, si sa. In ogni caso la serie ha riscosso tanto successo al punto di permettere a Netflix di proseguire la storia per una seconda stagione. 
Prima di continuare la recensione, vi avvisiamo che vi saranno spoiler in questa analisi sociologica della serie televisiva (e a volte anche del romanzo), per cui vi invitiamo a fermarvi nella lettura per evitare spiacevoli anticipazioni. 
Analizziamo prima di tutto la trama e il motivo per cui ci sentiamo spinti a finire in fretta la visione. 
Hannah Baker, interpretata dalla neo-attrice Katherine Jade Langford, si è suicidata e ha registrato sette cassette, tredici lati, per spiegare la causa del suo gesto estremo. In ogni lato della cassetta accusa una persona che ha spinto Hannah verso il baratro della depressione e chiunque riceva questi messaggi audio è perché è uno dei protagonisti delle cassette. Il giovane liceale Clay Jensen, interpretato da Dylan Minnette, è uno dei destinatari di queste cassette. Lo spettatore subito si chiede il motivo poiché il co-protagonista è il classico ragazzo perbene un po' impacciato che difficilmente ferirebbe qualcuno di proposito. L'inserimento di questo personaggio è uno dei motivi che incuriosisce a proseguire la visione/lettura perché si vuole capire la ragione del gesto estremo di Hannah, ma anche perché sentiamo l'angoscia dell'adolescente nel sentirsi coinvolto nella spirale di dolore crescente della giovane suicida di cui è innamorato e che non riesce a perdonarsi di averla lasciata morire.
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Tredici raccoglie in sé tutte le vicende spiacevoli che possono accadere nell'adolescenza: dal bullismo psicologico, i maltrattamenti, il disprezzo e i pettegolezzi allo stupro, l'alcolismo, il suicidio e la morte di un amico/a. La visione e/o la lettura di tutte queste situazioni è un pugno nello stomaco, ed è proprio l'intento voluto dagli autori e dallo scrittore Jay Asher, ossia creare una sensazione di disagio e malessere allo spettatore che può reagire in modi differenti, dall'immedesimazione in qualche personaggio al rifiuto della serie. Ogni episodio/capitolo si sofferma ad analizzare il protagonista della propria cassetta, colpevole di aver spinto Hannah al suicidio.
Nella serie televisiva è stato necessario strutturare l'ascolto in più giorni per dar spazio a tutti i personaggi, oltre che allo stesso Clay; il liceale deve metabolizzare ogni cassetta, parlare con i protagonisti della vicenda narrata per conoscere anche il loro punto di vista. Nel libro avviene tutto in una notte. Queste aggiunte nella serie e questo espediente narrativo obbligato hanno infastidito i lettori, che si sentono anche meno coinvolti nella storia televisiva che viene dilatata fino ad annoiare alcuni spettatori che l'abbandonano senza nemmeno arrivare al punto focale della storia. Inoltre l'approfondimento dei personaggi non ha che portato a spaccare il pubblico in più fazioni: alcuni hanno visto tutti, incluso lo stesso Clay, come colpevoli di aver ucciso Hannah; altri invece hanno voluto salvare alcuni personaggi perché alla fine ritengono che non abbiano fatto davvero qualcosa di grave da giustificare il suicidio. Ad esempio Zach Dempsey, che cerca di essere gentile con Hannah ma che viene rifiutato e alla fine mette in discussione la veridicità delle parole della giovane suicida, o come Ryan Shaver, che molti credono in fondo avesse agito a fin di bene e voleva soltanto che tutti conoscessero l'animo poetico della giovane, o ancora come la stessa ex amica Jessica, che ha semplicemente creduto ai pettegolezzi messi in giro da Alex ed è anch'ella vittima di Bryce.
Ricordiamo però che se per il pubblico alcuni personaggi possono essere "salvati" perché non hanno fatto realmente qualcosa di male, per Hannah (e per molti adolescenti) le loro gesta sono state ferite profonde difficili da curare su un animo già martoriato dalle voci maligne. In fondo è difficile non ferire le persone, lo stesso Clay ha ferito Hannah con le sue parole nel primo episodio. 

Vi sono molte domande lecite che gli spettatori si pongono. Perché Hannah non chiede aiuto ai suoi genitori non appena la sua reputazione viene infangata? Perché il più delle volte Hannah respinge Clay, nonostante sia attratta dalla sua gentilezza? Perché non si rende conto che alcune persone vogliono realmente aiutarla e crede che vogliano soltanto ferirla? Perché crede che nessuno le vuole bene, quando è palese che non sia sola? Ma soprattutto perché non reagisce quando Bryce violenta la sua ex amica Jessica?
Ci viene aiuto il documentario Tredici: oltre i perché, un episodio speciale dove produttori, alcuni personaggi del cast (fra cui Justin Prentice, l'attore che interpreta il violentatore Bryce) e alcuni psicologi spiegano gli studi approfonditi del personaggio di Hannah, del comportamento degli adolescenti in generale, del motivo per cui personaggi come Bryce riescono a farla franca e delle maggiori reazioni delle donne che hanno subito violenze sessuali. Bryce viene spesso protetto dai suoi amici perché è visto da tutti come un modello, è un leader che tutti ammirano e preferiscono credere che Hannah abbia mentito e coprire i suoi crimini piuttosto che andargli contro. Anche nel web in fondo la gente preferisce odiare Courney piuttosto che altri personaggi che hanno commesso colpe più gravi, o addirittura si prende in giro Hannah stessa e le sue cassette.
C'è un altro quesito però che tutti si pongono. Se è vero che non ci sia motivo per cui Hannah non debba mentire, per quale motivo si sbaglia su Zach o su alcuni avvenimenti in generale? In effetti non mente, però Hannah è depressa, si sente perseguitata e distorce la realtà in alcune vicende. La sua verità diventa un motivo per cui si diffida delle sue parole, almeno fino a quando non si arriva alla nona cassetta, dove la storia prende una tragica piega fino a portare alla morte di Jeff Atkins e alla scoperta che l'idolo della scuola Bryce ha violentato Hannah e Jessica.
Quello che a molti sfugge è che nel corso della serie vediamo Hannah cadere dalla depressione fino all'apatia, dove comincia a sentirsi un peso per tutti e crede più volte che la sua esistenza non porta altro che danno agli altri. La sua incapacità di reagire è dovuta "soltanto" a questo, per questo rimane immobilizzata quando Jessica è in pericolo, per questo è passiva e subisce gli eventi senza reagire. L'esser violentata da Bryce è il colpo di grazia; uno stupro è complicato da denunciare, vergogna e rabbia la sovrastano, e la giovane età di Hannah e Jessica contribuisce a renderle instabili e le porta all'autodistruzione.
Quando Hannah va dal consulente, non riesce a spiegare il motivo del suo malessere e per questo il consulente Porter non comprende il suo stato d'animo, nonostante quest'ultimo dovrebbe essere qualificato ad affrontare situazioni del genere, e usa le parole sbagliate che spingono Hannah a tirarsi indietro, a giustificare il suo gesto. Quello che molti spettatori notano è che in fondo Hannah dal consulente non cerca davvero un appiglio di salvezza, fraintende volutamente le sue parole perché ha già deciso di farla finita e scappa non appena ne ha l'occasione, nonostante sia ovvio sottolineare che il consulente avrebbe dovuto fermarla e non lasciarla sola dopo che lei abbia più volte detto che vorrebbe sparire. 

La serie non osanna il suicidio né vuole spingere all'imitazione checché dicano i quotidiani o gente che non ha compreso il messaggio della serie. Perfino la modalità della morte di Hannah Baker è stata cambiata perché volevano renderla più cruenta e dolorosa per lo spettatore. Il ritrovamento del corpo esanime della giovane, la reazione dei genitori e il dolore provato da tutte le persone coinvolte nella vicenda fanno comprendere le conseguenze dell'insano gesto di farla finita.
Lo spettatore prova empatia per i genitori, che cercano soltanto il motivo della morte della figlia e una sorta di giustizia. Prova empatia per Clay, ignaro di molte vicende, che amava tanto la ragazza ma che non avrebbe mai potuto salvarla. Si prova empatia anche per Alex Standall, affetto da stress post-traumatico e da terribili sensi di colpa che lo spingono a spararsi in testa. Nello speciale viene spiegato che purtroppo è molto frequente che persone care al suicida possano imitare il gesto. 
Non tutti riescono a provare empatia per Hannah, la si condanna il più delle volte per essersi tagliata le vene e per non aver capito che Clay e i suoi genitori le volessero bene e l'avrebbero aiutata se avesse soltanto lasciato una richiesta d'aiuto che, ahimè, aveva lasciato alle persone sbagliate. Come però si è riportato sopra, la depressione di Hannah acceca il suo giudizio e non riesce più a vedere nulla se non il vuoto. Chi invece riesce, o almeno prova, a capire il suo stato d'animo, non riesce comunque a giustificare il gesto e rimane scioccato nel vedere il malessere di coloro che sono stati lasciati con questo peso. 

Chiedersi il motivo per cui la serie ha creato tanto scalpore è futile, perché affronta argomenti tabù in maniera cruenta e molte persone si immedesimano in qualcuno dei personaggi, certe volte nella stessa Hannah. Molte vicende che accadono purtroppo sono episodi che vivono la maggior parte degli adolescenti, per questo molti si sentono a disagio nella visione. La gente adora o odia questa serie, ed in fondo è giusto che sia così piuttosto che rimanga indifferente nell'animo dello spettatore.
Molte persone hanno più volte esclamato che questa serie dovrebbe essere vista da tutti gli adolescenti, poiché essi spesso non riescono a capire le proprie emozioni e sottovalutano le conseguenze delle proprie azioni. Sarebbe meglio se lo guardassero assistiti da personale qualificato che possa aiutarli a conoscere tutti gli aspetti psicologici della storia, guidarli alla comprensione del significato effettivo? Probabilmente sì, anche se sarebbe consigliato ad un pubblico abbastanza maturo e meno impressionabile, dato che vi sono scene di stupro e di violenza.
Altre persone invece hanno preferito scherzare sui punti banali della serie, sulla figura di Tony e di Clay, sulla storia delle cassette di Hannah. Ognuno insomma, ha avuto il suo modo di accettare o respingere la serie, ma qual è l'approccio giusto a un simile tema? Alla fine non esiste una risposta adeguata a quest'ultima domanda.
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