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Volgi lo sguardo al vento

Questa volta niente aspiranti polemiche. Niente manifesti, proclami o salite in cattedra del mio buonismo. E' la cronaca di una morte annunciata: una piccola commemorazione. E tra i tutti tributi che abbiamo versato a chi ci ha lasciati, scrivendone o in silenzio, questo è più personale – dunque eccolo qui.
Iain Banks, forse qualcuno l'avrà conosciuto di nome. O meglio, li avranno conosciuti. Lui e Iain M. Banks, il suo alter ego: usava un nome quando scriveva narrativa mainstream (come The Wasp Factory e la sua cronaca di un'adolescenza alienata e crudele), l'altro quando consegnava grandiosi e disincantati romanzi di fantascienza. Scrittore amato dagli scrittori e celebrato nella sua Scozia ma piuttosto conosciuto anche altrove, tanto che la sua produzione è andati avanti a ritmo di un libro all'anno.
 
Quest'Aprile Banks annunciò che a causa di un cancro terminale e ormai inutile da operare era improbabile che avesse più di un anno di vita; quindi si sarebbe ritirato da ogni impegno pubblico per prendersi un po' di tempo per sè. Per la compagna, per gli amici, per gli ultimi sfizi di vita da togliersi. Qui a Edinburgo vari giornali cominciarono a dare notizie, i supplementi culturali a scrivere sobrie commemorazioni in anticipo. 
E due giorni fa, il 9 Giugno, il momento è arrivato.
Ora, la cosa bizzarra è che Iain (Menzies) Banks, nome fra parentesi per mantenere il carattere quasi quantistico delle sue due incarnazioni, era un personaggio quasi perfetto da Pulpito, così chiaramente diviso tra il lato fantastico e quello mondano da dividerlo col sorriso sulle labbra in due nomi non esattamente inconfondibili. Uno che usava citazioni da Terra Desolata di T.S. Eliot per dare i titoli ai suoi romanzi di fantascienza, e che un po' di volte si permesse di fare infiltrare il fantastico nel suo alter ego 'normale' (come Transitions e i suoi universi paralleli o le misteriose visioni di The Bridge, una di quelle storie che adesso con Nolan e David Mitchell in giro sarebbero totalmente in voga.)
A parte che c'è la Cultura, la società futura protagonista della maggior parte della sua opera di fantascienza. E la Cultura, scusate il francesismo, spacca. Immaginate una sorta di società semi-anarchica di discendenti dell'umanità, droidi, navi intelligenti, e perfetta per i canoni progressisti: dove la scarsità è stata sconfitta,  i piaceri e le arti si sono moltiplicati a dismisura e ognuno ha perfetta libertà di vita e movimento senza che un'autorità interferisca. Un paradiso utopico e allo stesso tempo fermamente imperialista nell'espandersi e assimilare altre civiltà – spesso subdolamente, attraverso agenti al cui confronto James Bond è ancora all'ABC. 
Mi ci scontrai la prima volta con Inversioni, e quel libro fu uno strano oggetto: una storia di intrighi di corte in cui il suo 
protagonista, la Cultura, era quasi assente. Un dannato trucco. Poi a leggermi Consider Phlebas, Look to Windward, The Player of Games. Quest'ultimo per esempio è il più bel libro sui giochi che abbia mai letto: una storia di intrighi, manipolazioni e rischi di ogni tipo per conquistare un pianeta alieno dove il gioco è il vero, esplicito, pilastro della società. Dove il narratore ti ingannava e si svelava alla fine con un ghigno. Non tanto diverso, probabilmente, dalla faccia da volpe gentile di questo scozzese di cinquantanove anni.
Definirlo Nerd? Una questione che lascia il tempo che trova, probabilmente. Certo, Banks mi sembra un ottimo esempio di come si possano tenere un piede in terra e uno nell'immaginazione senza staccarsi dal mondo; in fondo aveva l'ardire di tenere posizioni politiche, di parlare di politica nei propri romanzi senza che perdessero in potere di avvincere e immaginare, e la sana cazzoneria di scrivere un libro di viaggio sull'eterna ricerca del whisky perfetto. Insomma: una persona.
Una persona a cui, come tante, le cose sono andate male alla fine. Certo, un finale non può rendere negativa l'intera storia – e allo stesso tempo non posso entrare nella testa di una persona e dei suoi ultimi mesi e delle sue decisioni. Ma di questa persona ho trovato opportuno parlare: per riscoprirlo, per far viaggiare l'immaginazione e continuare a camminare nella scoperta. Per non dimenticare chi, per me, merita. Insomma, pochi giudizi da fare: giusto un saluto.
So long, Mr. Banks.
Il Pulpito si svuota.
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