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Intrattenimento

Who Is America: la realtà ci ha già indignato abbastanza

È dai tempi de “Il Dittatore” che Sacha Baron Cohen non cerca di farci indignare, dopo il timido flop con Grimsby, film di spionaggio infarcito di un lato volgare e bambinesco, si è buttato nella recitazione classica. 
I Miserabili, Alice attraverso lo Specchio e Hugo cabret sono solo alcuni esempi che costellano la sua pausa dai mockumentary, ma ora un ritorno alle origini.
Borat é stato il suo gioiello, pietra lucente che ha rivaleggiato con Ali G e che ha oscurato completamente Bruno, il modello austriaco gay, che ha solo fatto arrabbiare tutti quanti.
Oggi Sacha Baron Cohen ci riprova con "Who is America?" serie tv in stile falso documentario pensata e scritta con l'intento di mostrare il peggio della comunità americana. Anche se il riscontro di pubblico è positivo, la serie riuscita e i personaggi coinvolti altamente di richiamo, non sembra riuscire a decollare. Eppure non manca niente, allora dove sta sbagliando il regista?
Sei puntate per Showtime e accoglienza tiepida, i personaggi di Sacha, proprio come è stato per Ali G, intervistano uomini di potere e non, completamente all'oscuro di chi si nasconde dietro il lattice sul volto del loro intervistatore.
In breve tempo avremo a che fare con politici proarmi che reclamizzano uzi per bambini, starlette di reality che si inventano eroisimi solo per pubblicità, razzisti indignati per la proposta di costruire una moschea nella loro città.
Cohen regala una grossa pala a quelli che sguazzano nel baratro degli estremismi americani, li aiuta a scavare il fondo che hanno già toccato e questi lo fanno con il sorriso sul volto, contenti che qualcuno li appoggi e contemporaneamente ignari di cosa sta succedendo.
Le puntate sono riuscite, ciascuna colpisce il bersaglio proprio al centro, tuttavia non hanno creato la scintilla per la miccia della bomba piazzata da Cohen.
Viene da chiedersi il motivo.
Il talento di Cohen, la capillarità della distribuzione dell'opera e l'idea non vengono messe in dubbio, ci sono e funzionano. Allora dove sta il problema?
Forse nel pubblico? O meglio, forse in quello che il pubblico ha già visto ed è già abituato a vedere.
Il regista, pur spingendosi proprio agli estremi della società, non riesce a mostrare qualcosa che il pubblico non abbia già provato, l'indignazione per i temi che ci propone è già stata spesa, superata dalla realtà.
Quando il suo personaggio “guerrigliero” Erran, propone di armare i bambini delle elementari, pur rimanendo una ipotesi orribile, non lancia un'idea nuova , qualche politico, di qualche stato americano l'ha già detta.
Gli americani, quasi tutti, si sono già irritati lasciando a Cohen solo una manciata di sorrisi malinconici e rattristiti da una realtà più orrida di quello che dovrebbe essere.
Who is America? Funzionerà sicuramente meglio all'estero, qui in Europa, dove possiamo ancora stupirci del “nuovo continente”, ma tra le strade americane? Probabilmente no.
Quello che noi vi consigliamo è di non farvelo scappare.

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