La creatura più nota di Mike Mignola è naturalmente Hellboy.
Dal rosso diavolo, indagatore e cacciatore del soprannaturale sono stati tratti due film, più che buoni, diretti da quel pazzo visionario di Guillermo del Toro, con un Ron Perlman in forma diabolicamente smagliante.
Hellboy é uno dei personaggi più simpatici e fighi dei fumetti anni Novanta e si è guadagnato lo spazio che si merita nella scuderia Dark Horse.
Mignola ha costruito un universo intorno al suo diavoletto, molto ampio e complesso, che ospita numerosi altri personaggi. E la pubblicazione di Witchfinder al servizio degli angeli è una buona occasione per approfondire parte di questo universo. Questa volta infatti non parleremo di Hellboy, ma di un altro personaggio che viene dallo stesso mondo: sir Edward Grey, cacciatore di streghe.
In Witchfinder al servizio degli angeli siamo in epoca vittoriana, in Inghilterra; streghe, creature infernali e mostri terrificanti sono incubi molto reali ed è possibile contare solo su personaggi come sir Grey affinché  il mondo civilizzato non sprofondi nelle grinfie dell’Inferno in Terra.
Una spedizione composta da cacciatori di reperti si è spinta a scavare in luoghi inesplorati dove ha scoperto i resti di un’antica città, dimora di una popolazione dimenticata da migliaia di anni. Sembra precedente a qualsiasi civilizzazione conosciuta e il sospetto che gli antichi racconti di Atlantide riportino qualcosa di vero è immediato.
Quello che colpisce di più i nostri esploratori è il ritrovamento di uno scheletro umanoide dalle dimensioni decisamente più imponenti di quelle di un uomo moderno.
Ma il teschio… il teschio è qualcosa di mai visto, dal cranio prominente e i denti lunghissimi. 
Pare proprio trattarsi di una bestia antropomorfa di grandi dimensioni.
Gli archeologi fanno quello che ci aspetta da loro: ignorare qualsiasi minaccia soprannaturale, impacchettare le ossa e prendere il primo battello per la strada di casa. E via verso un brillante futuro di fama internazionale e ricchezza.
Non è nemmeno trascorsa la notte che già cominciano i primi inspiegabili e terrificanti decessi.
Una volta imbarcati, uno alla volta gli studiosi muoiono, completamente essiccati, come se la vita gli fosse stata succhiata via completamente.
Giunti a Londra, è rimasto un solo superstite della spedizione, che immediatamente si mette in contatto con Sir Grey. Ma è troppo tardi perché possa essere salvato.
Grey si mette sulle tracce di quello che sembra un abominio infernale e dovrà investigare per tutta Londra, dalle zone portuali ai quartieri più sordidi e malfamati.
Mignola non ha mai fatto mistero della sua viscerale passione per il romanzo gotico, i cui influssi si sono sempre fatti sentire nella sua produzione.
Le atmosfere nebbiose sono perfettamente rese dalle matite di Ben Stenbeck, i cui sketch commentati arricchiscono questa edizione Dark Horse.
Oltre alla vicenda principale di Witchfinder, ci sono altre due brevi storie aggiunte al volume: Intenti omicidi e La sepoltura di Katharine Baker, due piccoli gioielli di stile. All’interno del volume è presente anche una breve postfazione dell’autore, dove egli racconta delle sue prime passioni letterarie e dell’influsso che queste hanno avuto sul suo lavoro.
Mignola ha un gusto un po’ retrò per le ambientazioni e le storie tenebrose, caratteristica che è lecito aspettarsi da chi dichiara di essere stato ispirato soprattutto da Dracula di Bram Stoker.
Di gotico qui ce n’è finché se ne vuole: Inghilterra ottocentesca, fine investigatore che conduce le sue sconvolgenti ricerche dall’alta società ai bassifondi londinesi, mostri terrificanti e il soprannaturale che sconvolge nel profondo la fredda razionalità positivista del tempo.
L’aggiunta degli sketch finali, commentati dagli autori, permette di capire molte cose in più sul lavoro che sta dietro alla creazione di un albo di questo tipo. Inoltre si scoprono particolari interessanti sulla genesi dei personaggi e il perché di scelte particolari quali la tipologia di armi che compaiono nella storia.
Witchfinder al servizio degli angeli è un albo imperdibile per gli appassionati del genere e gli estimatori di Mignola, ma anche un ottimo punto di partenza per chi non conosce questo fondamentale autore.

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Francesca Giulia La Rosa

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Trekker, whovian, whedonian. Non amo le etichette (a parte queste tre). Traduttrice, editor a caccia di errori come fossero punti neri nel tessuto della realtà. A volte, trovo essere me un’esperienza profondamente imbarazzante.