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Comics Code Authority, la censura nel fumetto americano

Anche nel 2016 il Comic-Con International di San Diego è stato in grado di ospitare migliaia di visitatori e decine di conferenze, confermandosi come la più grande celebrazione dell'industria fumettistica americana: fra anteprime, incontri con attori ed autori e rivelazioni dei prossimi progetti editoriali possiamo tranquillamente dire come questi siano alcuni fra gli anni migliori per il fumetto Made in USA. I cinecomics sono una sicurezza al botteghino, mentre giugno 2016 è risultato il mese con le maggiori vendite di comics del XXI° secolo. In questo clima di euforia e libertà di espressione sembra quasi impossibile pensare che nella seconda metà degli anni '50 il fumetto americano abbia rischiato l'estinzione, e parte della responsabilità è dovuta agli studi di Fredric Wertham.
Psichiatra americano, Wertham scrisse alcuni articoli inerenti le cattive influenze che, secondo suoi studi, i fumetti avevano sulla mente dei più giovani. Principali bersagli di Wertham furono i fumetti pubblicati da EC Comics, il cui successo era dettato da tematiche legate all'horror e al thriller, sebbene molte delle critiche vennero mosse anche contro il mondo dei supereroi. 
Emblema del pensiero accusatorio di Wertham fu il best seller Seduction of the Innocent, libro in cui si analizzavano i diversi casi a supporto delle tesi avverse ai fumetti: secondo lo psichiatra le storie di Batman erano un chiaro esempio di racconti omosessuali fra uomini di diverse generazioni, Wonder Woman un festival di riferimenti saffici, mentre Superman minava l'autorità genitoriale e la loro dignità di persone comuni.
Le accuse infiammarono l'opinione pubblica, arrivando fino al Congresso americano, costringendo gli editori a costituire un'autorità garante dei contenuti proposti negli albi a fumetti, la Comics Code Authority (CCA). Ogni pubblicazione, prima di poter essere distribuita su suolo americano, doveva infatti passare sotto la lente della CCA la quale verificava che i temi trattati non violassero alcuni vincoli. Fra i dettami che un fumetto doveva rispettare erano vietate la nudità, la rappresentazione di vampiri, licantropi e non morti, il bene doveva sempre trionfare, mentre i crimini dovevano essere mostrati in modo che i lettori non avrebbero mai potuto provare empatia verso i malvagi. 

Il codice di condotta ebbe l'effetto di garantire agli impauriti genitori l'integrità psichica dei propri figli, grazie ad un timbro di approvazione riportato sugli albi risultati conformi, mentre limitò pesantemente la libertà creativa degli autori, oltre ad essere la principale causa del fallimento di EC Comics. Fu solo sul finire degli anni '60, grazie alla diffusione di fumetti indipendenti distribuiti in canali diversi da quelli ufficiali, che si iniziò a screditare il metro di giudizio dell'Authority. Storie che ne trascendevano i vincoli erano in grado di catturare l'attenzione dei lettori, oltre che di parlare di tematiche di attualità come i problemi legati alla tossicodipendenza, raccontati in Spider-Man 96-98 di Stan Lee pubblicato nel 1971 o, pochi mesi più tardi, Green Lantern/Green Arrow 85 della coppia O'Neil – Adams.
Durante gli anni '80 il codice di condotta perse autorità, tanto più che Marvel e DC iniziarono a pubblicare storie pensate appositamente per gli adulti, volumi sui quali non era presente il logo di approvazione della CCA. Si susseguirono diverse rettifiche alle normative con l'intento di rendere i fumetti un mezzo di comunicazione attuale ed accattivante, finché non arrivarono gli anni 2000: Marvel si munì di un codice etico interno, mentre diverse realtà più giovani decisero di non sottoporre nemmeno le proprie storie ai controlli. Dovremo aspettare il 2011 quando DC e Archie Comics, ultime rimaste ad apporre il logo CCA su alcune pubblicazioni, decisero di seguire l'esempio della Casa delle Idee abbandonando definitivamente l'Authority adottando una regolamentazione interna.
Al giorno d'oggi sarebbe anacronistico pensare ad un'autorità istituita per censurare i fumetti, nonostante ciò molte sono ancora le incomprensioni e le battaglie che il medium deve affrontare. Casi come quelli relativi alla cover di Spider-Woman disegnata da Milo Manara, o alla tanto discussa immagine di Joker e Bat-Girl realizzata da Raphael Albuquerque fanno pensare a quanto lavoro è ancora da svolgere prima di una totale e completa autodeterminazione del fumetto. 
Quello che possiamo fare per superare il muro di diffidenza che ancora circonda i fumetti è diffondere la nostra passione anche negli ambienti più inusuali, sebbene siano passati più di 60 anni dall'istituzione della Comics Code Authority ancora oggi si teme ciò che non si conosce.

Mattia De Poi

Anche conosciuto come Il Nini, Mattia è il lato gioioso di Orgoglio Nerd. Biondo e curioso, è appassionato di ogni genere fumettistico, Gunpla e avventure. Portatelo in viaggio, all'organizzazione ci penserà lui.

3 Commenti

  1. Le cover di Spider Woman e Batgirl non furono una censura interna ma esterna,fu il tam tam su internet suonato dalle feminazi che portò alla rimozione di quelle copertine per non avere problemi,stessa cosa avvenuta con una posa di uno dei personaggi di Overwatch o il cartellone dove Apocalisse strangola Mystica nell’ultimo film degli X-Men

  2. Esatto Itlas e credo che il problema risieda tutto nella non conoscenza dei prodotti e della creatività che si vuole andare a limitare.

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