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Vent’anni di Pokémon: uno stile di vita

27 febbraio 1996: nei negozi giapponesi vengono lanciati Pokémon Rosso e Pokémon Verde, per Game Boy. All'epoca nessuno, probabilmente, neanche il creatore e "capoccia" del progetto Satoshi Tajiri, poteva immaginare l'enorme impatto che il brand avrebbe avuto di lì a poco non solo sulle vite dei giovani giapponesi, ma anche su quelle dei ragazzi, bambini e adulti di tutto il mondo.
Ed eccoci qui, a vent'anni di distanza. Qualcuno di noi, quelli sufficientemente grandicelli, ancora ricorda con affetto il debutto dei Pokémon in Italia, e ricorda quella che fu una delle scelte più ardue della propria infanzia: Charmander, Squirtle o Bulbasaur?
Il tempo è passato. I Pokémon sono aumentati e cambiati, e noi con loro. Molti bambini hanno cominciato a giocare senza averli vissuti fin dall'inizio, sotto lo sguardo indulgente di chi c'era da prima e ritiene che i veri leggendari fossero Articuno, Zapdos, Moltres e Mewtwo, non certo dei Reshiram, Zekrom e Kyurem qualunque.
Tuttavia, molti di noi sono ancora qui. I Pokémon sono riusciti a cambiare, ad adattarsi alle novità, ad attirare un nuovo pubblico continuando tuttavia a stregare buona parte di quello vecchio. Ma com'è possibile?

Il cavallo di battaglia iniziale dei Pokémon era senza dubbio il fattore collezionistico. Non ci si basava tanto sulle lotte, si trattava di un fattore secondario – anche dovuto, all'epoca, dalla relativa difficoltà del fare lotte in multigiocatore. Combattere era divertente, sì, ma lo scopo ultimo del gioco era collezionare tutti i 150 pokémon (più uno…), tant'è che in Pokémon Rosso, Blu e Verde, senza aver collezionato un certo numero di esemplari non era possibile accedere alle nuove aree. D'altra parte l'idea iniziale del brand nacque proprio poiché Satoshi Tajiri era un appassionato collezionista di insetti.
Nel tempo questa tendenza si è non tanto invertita, quanto equilibrata. Il collezionismo è rimasto sì un fattore centrale con, ad oggi, ben 721 pokémon da catturare. Tuttavia, a partire dalla terza generazione (2002/2003) e l'inserimento delle dinamiche delle Nature e delle Abilità, anche i combattimenti si sono fatti più complicati, le strategie più varie, tanto che attualmente i giochi dei Pokémon possiedono, in questo senso, uno tra i sistemi di gioco più articolati mai creati, in grado di soddisfare anche i giocatori più esigenti.
Pochi giorni fa è stato diffuso l'annuncio dell'uscita di Pokémon Sole e Luna, i titoli di settima generazione, attesi per la fine del 2016. Non è stato mostrato praticamente niente, ma i fan si sono già sbizzarriti in decine e decine di speculazioni.
Non dimentichiamoci inoltre che per quest'anno siamo anche in attesa di Pokémon GO!, titolo per smartphone che nella sua semplicità potrebbe fornire degli spunti e rivoluzionare completamente il sistema di gioco attuale.
In vent'anni siamo passati dal giocare su un piccolo schermo non retroilluminato – e che fatica giocare di notte, quando magari ci nascondevamo sotto le coperte per non farci beccare ancora svegli dai nostri genitori! -, in bianco e nero, al poter vedere i nostri mostriciattoli tascabili in 3D. Dal poter giocare in multiplayer solo tramite un cavo, al poter sfidare altri allenatori dall'altra parte del mondo.
I Pokémon sono riusciti ad andare avanti. Ad adattarsi alle novità, ogni volta. E con l'avvento delle nuove tecnologie, primi fra tutti i visori per la realtà aumentata… forse il nostro sogno di bambini di avere un pokémon in carne e ossa sarà ancora lontano, ma ammetterete che di passi avanti se ne sono fatti e sicuramente se ne faranno ancora.
Questo argomento meriterebbe un articolo ben più lungo di questo, ma purtroppo lo spazio a nostra disposizione è terminato.
Ci tenevamo però a dare un piccolo contributo per quello che è stato un brand che ha segnato l'infanzia, e la vita, di molti di noi.
Buon ventennale, Pokémon! 

Francesca Menta

Nella vita legge fumetti, guarda cartoni e fa altre cose noiose e banali che non vale la pena menzionare. Allenatrice di Pokémon dal 1999. A quanto pare adesso recensisce anche videogiochi, coronando il sogno di una vita: poter gridare con fare oltraggiato "Lo sto facendo per LAVORO" ogni qualvolta viene trovata di fronte ad una console.

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