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47 Ronin: come non fare un film sui samurai

3 min


La storia dei 47 Ronin è una storia vera, successa in Giappone fra il 1701 e il 1703 (anno del seppuku fatto poi da 46 dei 47 uomini): certo, poi nel corso degli anni è stata tramandata in modo forse più epico rispetto ai fatti originali, probabilmente per mancanza di informazioni o per esigenze di trama durante le innumerevoli rivisitazioni che si sono susseguite. La prima è stata realizzata una trentina d’anni dopo le vicende reali nei teatri giapponesi del XVIII secolo. L’impatto di questa storia è stata talmente ampia da essere ancora oggi un simbolo di orgoglio del paese del Sol Levante, dimostrando l’estremo onore e lealtà degli antichi samurai giapponesi sempre fedeli al Bushido. Le tombe dei 47 ronin si trovano ancora oggi nel tempio di Sengakuji a Tokyo ed è meta di pellegrinaggio di molte persone. La vicenda ha subito molte trasposizioni cinematografiche, tutte giapponesi fin’ora, con approcci diversi: chi ha provato a fare un film il più fedele possibile ai fatti reali e chi magari ha sacrificato parte del realismo per enfatizzare il lato più epico di questi 47 straordinari uomini. Oggi passiamo ad analizzare l’approccio hollywoodiano a questo pezzo di storia del Giappone.

47 Ronin
di Carl Rinsch e sceneggiato da Chris Morgan, già autore di Wanted e alcuni Fast and Furious.  Sebbene le vicende narrate in questo film e molti nomi originali a grandi linee vengono rispettati, lo spirito della storia originale si perde in un bicchiere d’acqua. L’inserimento degli elementi fantasy presi dal folklore orientale: fra Kitsune, Tengu e stregonerie farà storcere il naso a molti amanti della cultura giapponese, infatti sembrano messi molto casualmente all’interno della pellicola tanto da stonare non poco con la narrazione. Sembra quasi che gli autori abbiano  aggiunto questi elementi per paura che il fatto storico originale non sarebbe interessato al pubblico occidentale. Ma la cosa peggio riuscita della pellicola non è nemmeno questo aspetto. Il punto per cui il film non ci ha proprio convinti è il voler raccontare una storia profondamente appartenente alla cultura giapponese, ma approcciarla con lo spirito di Hollywood. Spieghiamoci meglio, il film si prende troppo sul serio puntando a esprimere i valori del Bushido e raccontare una storia di lealtà tramite personaggi accennati nella caratterizzazione e soprattutto rovinandosi con trovate da film action medio (e mediocre) che fanno a pugni con gli alti  propositi della pellicola. Ad esempio siamo rimasti perplessi su diverse scene fra cui: i combattimenti sull’isola degli olandesi con tizi giganti deformi, samurai giganti inarrestabili alla Terminator, personaggi poco credibili nel contesto fra cui spicca proprio il povero Keanu Reeves

Proprio l’attore canadese sembra messo li casualmente nella storia, con un background che fa storcere il naso in alcune parti: passa metà del film a venire insultato da tutti perché è un mezzosangue, la sua storia d’amore con la figlia del daimyo di Asano è inserita solo per far contento il pubblico e farlo appassionare di più alla storia, ma senza motivazioni troppo approfondite per cui debbano innamorarsi, inoltre nell’ultima parte del film diventa amico di tutti e ha pure i poteri. L’impressione che si ha durante la visione è che il povero Keanu sia stato messo in questa pellicola solo per aumentare il gradimento di un pubblico americano.  
Provando a dimenticare il “ispirato a una storia vera” e se fosse un film senza nessun legame con i 47 Ronin chiamato: “Camillo maggico samurai contro i mostri del Giappone“ non lo consiglieremmo comunque. Chi vorrebbe vederlo semplicemente come un action da serata con gli amici si ritroverà a fare i conti con una narrazione lenta e noiosa in molti punti e quando finalmente si arriva all’azione le coreografie dei combattimenti risultano  piuttosto blande e facilmente dimenticabili. Insomma è il classico film in cui vedete tutte le scene che sembrano belle nel trailer e poi ne rimarrete delusi perchè non riserva nessun'altra sorpresa.

47 Ronin è un film che non trova una sua identità: vorrebbe essere da una parte un film con tematiche profonde e dall’altra un action scacciapensieri, ma fallisce in entrambi gli obiettivi non riuscendo a soddisfare lo spettatore in nessuno dei due campi.
Una curiosità finale, non abbiamo ancora capito il senso di inserire in una delle locandine promozionali il tizio pelato e pieno di tatuaggi chiamato solamente "savage" nei titoli di coda, come se fosse un personaggio importante della trama, quando in realtà ha 5 minuti di scena ed è talmente inutile che non ci ricordiamo se moriva o veniva lasciato nel luogo in cui compare a marcire.


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8 Comments

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  1. ” Insomma è il classico film in cui vedete tutte le scene che sembrano belle nel trailer e poi ne rimarrete delusi perchè non riserva nessun’altra sorpresa.”
    Questa frase racchiude tutto davvero, non ha senso aggiungere altro.
    Anch’io mi son chiesto l’utilità del tizio pieno di tatuaggi ( che tra l’altro adesso sta andando molto di moda), quantomeno visto che c’era fategli fare qualcosa di più che indicare la strada!
    Pensavo di aver visto abbastanza dopo che settimana scorsa ho guardato il “nuovo” 300, ma dopo questo film devo ricredermi…

  2. Insomma se Hollywood un tempo veniva definita la fabbrica dei sogni, da diversi anni è diventata lo scarico fognario degli incubi!

  3. non tutti i film devono essere presi seriamente.. o essere catalogati tra le perle d’arte. Il cinema è arte e intrattenimento.
    Non l’ho visto ancora, ma la recensione sembra calcare la mano troppo sotto questo punto di vista.. magari sarebbe il caso di valutare il film per quello che è e per la dimensione a cui appartiene.
    Magari mi sbaglio, ma non mi pare che fosse stato annunciato come “il nuovo capolavoro del cinema moderno” 😉

  4. nono marco ti sbagli: io sono andato lì senza aspettative, non sapevo che fosse ispirato ad una storia vera e non chiedevo altro che un bel film d’azione con qualche japponesata.
    Invece neanche quello! le parti in cui trovi un po’ di azione le puoi benissimo vedere nel trailer, non ce ne sono altre!
    Un’ora e passa solo per FAR PARTIRE la storia, per poi arrivare ad una conclusione frettolosa sconfiggento i nemici (che prima sembravano immortali) in meno di dieci minuti…

  5. no, ma se volevano fare il film di intrattenimento da non prendere seriamente ci sta tutto e ci sono riusciti per bene più volte con “la tigre e il dragone”, “la foresta dei pugnali volanti” e “hero”. ma se accosti la storia dei 47 ronin, lo spessore bisogna pretenderlo.
    piùttosto, dove posso trovare una lista di titoli riguardanti l’epoca sengoku ed Edo?

  6. ESIGO un ridoppiaggio italiano, dove il personaggio di Keanu Reeves si chiama “Camillo Maggico Samurai”. “Maggico Samurai” è il cognome.

  7. La curiosità finale è la stessa che è venuta in mente anche a me. Mi ha ricordato lo Jeager giapponese Coyote Tango in Pacific Rim, il quale aveva un suo character poster nella fase promozionale del film, ma poi non ve ne era traccia nella pellicola. Comunque il film non mi è dispiaciuto, forse avevo basse aspettative

Silvio Mazzitelli

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Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).
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