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In difesa del Comic Sans

Il Comic Sans non è poi così male.
Ok, smettete di ridere, sono serio. Davvero! In questo articolo tenterò di costruire una difesa argomentata del font più bistrattato di sempre. Lo so, è un'impresa titanica, e non sono proprio certo di quello che verrà fuori, ma c'è di mezzo la verità storica, mica bruscolini.
Credo che per scoprire perchè il Comic Sans non sia poi così male, sia necessario prima scoprire perchè il Comic Sans è, in effetti, esattamente così male.
Oh, certo: è facile sghignazzare quando ci si trova davanti a biglietti da visita, lettere importanti, messaggi della polizia, perfino epitaffi sulle lapidi scritti in Comic Sans. E' facile guardare con sufficienza mamme, nonni e mocciosi quando immancabilmente scelgono il Comic Sans per scrivere…beh, per scrivere praticamente qualunque cosa abbiano l'impudenza di scrivere. Ed è facile deformare i propri lineamenti in smorfie di disgusto e frustrazione quando si riceve la fatidica risposta: “perchè è bello!” alla domanda: “quale assurda ragione è stata impiantata nella tua fragile ed ingenua mente dal malvagio demone che certamente ne ha preso possesso, che ti porta ora a scegliere, fra tutti, proprio il Comic Sans?”. Lo so. Ci siamo passati tutti. 
Ma vi siete mai fermati un istante a chiedervi esattamente perchè lo detestate così tanto? Non può certo essere soltanto per la malaugurata popolarità che ha accumulato negli anni, che l'ha poi portato ad apparire ovunque, anche negli scenari meno appropriati. Quali sono le ragioni?
E' un'ottima domanda, a cui fortunatamente è possibile dare una risposta precisa. Il Comic Sans è un font tecnicamente pessimo, che va contro le più basilari regole di design grafico. Vediamo di cosa sto parlando. 
Innanzitutto, il Comic Sans è un font non modulato, cioè il tratto che idealmente forma ciascuna lettera non varia in spessore, diventando più “ciccio” o più sottile nelle diverse parti della lettera (come, ad esempio, nel font con cui questo articolo è scritto). Queste differenze nel tratto sono delle scelte di design, compiute per cercare di imitare ciò che accade quando si scrive a mano con un pennino o una stilografica: nel tracciare le lettere, inevitabilmente a volte si calca di più, e questo porta ad un tratto più spesso. Naturalmente questo non basta per dire che il Comic Sans è brutto: anche l'Helvetica, ad esempio, che è un font tenuto in altissima considerazione dagli appassionati di tipografia per la sua grande eleganza e armonia, non è modulato. La differenza (e la colpevolezza del Comic Sans) sta nel fatto che Helvetica è stato creato con l'accortezza di inserire dei piccoli accorgimenti nelle lettere per non appesantirle nel caso in cui due tratti si congiungono. Prendiamo la lettera “n”. La “gobba” della lettera si congiunge con il tronco sulla sinistra e, non essendoci modulazione, i due tratti sono larghi uguali. Nel Comic Sans, dove non viene preso alcun accorgimento, questo porta ad una terribile e disarmonica pesantezza proprio nel punto di congiunzione, dove si viene a creare una grossa e brutta macchia nera. Helvetica, invece, gestisce questo problema al meglio, semplicemente assottigliando impercettibilmente il tratto della “gobba” che si tuffa nel tronco. In questo modo la bruttura scompare e la lettera diventa molto più leggibile e piacevole. Lo so, sembra un niente, ma moltiplicatelo per l'intera lunghezza di un testo e vi accorgerete che le macchie nere, dove il peso è così sproporzionato rispetto al resto, sono tante. Anzi, troppe.
Sempre a livello tecnico il Comic Sans ha anche un altro grosso problema, ed è quello della pessima gestione di ciò che in gergo specialistico si chiama “crenatura”, o “kerning”. La crenatura è la riduzione dello spazio fra un carattere e l'altro, e viene utilizzata per eliminare un'altra fonte di disarmonia nei testi, ovvero un eccesso di spazio bianco fra le lettere. Se ci fate caso, non tutti i caratteri effettivamente iniziano quando finisce il precedente: spesso avviene una sovrapposizione nello spazio verticale fra un carattere e l'altro. Ad esempio, in “AV”, vedete come l'estremità sinistra della V inizia in effetti all'interno dello spazio al di sopra dell'estremità destra della A? Questo avviene perchè, se la V iniziasse senza “invadere” lo spazio della A, si creerebbe un grosso spazio bianco brutto a vedersi. Non vi stupirà quindi sapere che il Comic Sans offre pessime prestazioni anche in questo ambito: e ciò avviene perchè il font, a differenza di moltissimi altri, non è stato pensato prendendo in considerazione come i caratteri funzionano uno di fianco all'altro. Non è quindi sempre possibile eseguire una crenatura fatta bene con il Comic Sans, perchè avvicinando una lettera ad un'altra spesso la si porta quasi a collidere (provateci: guardate come si amalgamano meglio le lettere “fo” in Times New Roman, o in Helvetica, rispetto al Comic Sans).
Insomma, tutti i detrattori del povero font tutti i torti proprio non li hanno: il Comic Sans ha dei grossi, evidenti, ineludibili problemi quando viene usato per scrivere testi dal pubblico.
E allora perchè mai dovrei difenderlo, anzichè trattarlo come ricordo vestigiale di un tempo oscuro in cui le Clip Art erano considerate utili? Come ho detto all'inizio: per senso del dovere verso la verità storica.
Facciamo un po' di storia, dunque: come nasce il Comic Sans?
L'inventore è un tipografo di nome Vincent Connare, che negli anni Novanta lavorava per Microsoft. Salta fuori che questo Connare non è, a dispetto di quello che si potrebbe pensare dopo aver letto l'articolo fino a questo punto, un incompetente: piuttosto è un serio professionista bravo nel fare quello per cui viene pagato. E nel '94, Vincent Connare veniva pagato per realizzare un font che servisse per quest'unico, specifico scopo: per essere utilizzato nei baloon contenenti il testo con cui Rover, un assistente digitale in forma di cagnolino, si rivolgeva ai giovani utenti del programma Microsoft Bob, un'interfaccia grafica alternativa per Windows 3.11. Per questioni di tempistiche, poi, il font non fu inserito nel programma, quindi il cagnolino di Microsoft Bob si esprimeva con il ben più serioso Times New Roman. Che ne fu quindi del Comic Sans? Una volta terminato si decise, per non buttare via il lavoro di Connare, di includerlo nel novero dei font disponibili in Windows '95. Fu così che il font divenne, per così dire, di dominio pubblico, e il suo aspetto simpatico e giocoso conquistò il pubblico e gli permise di spopolare. Ma questo non è mai stato nei piani, né di Connare, né di Microsoft!
Mi direte voi: sì, d'accordo, tutto molto bello. Ma se un font è brutto, è brutto. Giusto? 
Sbagliato! Nel '94 i computer non sfruttavano risoluzioni alte e non erano in grado di gestire funzioni complesse come l'anti-aliasing, cioè quello che permette di ammorbidire le linee curve ed oblique mascherando gli scalini dei pixel. Quindi, il Comic Sans non era mai stato pensato per funzionare senza aliasing. E indovinate un po' cosa accade se scrivete un testo in Comic Sans e, diciamo, in Garamond, un altro font “di lusso”, senza applicare un filtro anti-aliasing? Esatto: il testo in Comic Sans si legge molto meglio dell'altro!
Insomma, in conclusione: non è colpa del Comic Sans se gli utenti, mediamente privi di qualsiasi competenza tipografica, lo utilizzano a sproposito. Non prendetevela con lui, né con Connare. Il Comic Sans ha uno scopo ben preciso e un campo in cui non lo batte nessuno. E' vero, tale campo è estremamente limitato, ma trovo ingiusto attribuirgli malefatte non sue. E' un po' come prendersela con un maratoneta se non è in grado di vincere ai cento metri!
La Colonna Sonora Consigliata di oggi è parecchio, parecchio difficile. Quindi, anziché arrovellarmi più di tanto, voglio fare arrovellare voi. Ascoltatevi All Along the Watchtower, di Bob Dylan. Vi sfido a trovare il collegamento con l'argomento di questo articolo! Hint: Battlestar Galactica non c'entra…
Oh, un'ultima cosa: per chi fosse interessato ad approfondire consiglio caldamente questo brillante articolo di David Kadavy, Why You Hate Comic Sans, da cui ho tratto alcune delle immagini e delle informazioni che avete appena letto.

Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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