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Intrattenimento

Jumbor, i guerrieri meccanici

Quanti di voi da bambini idealizzavano le grosse e potenti macchine da lavoro quali ruspe, camion, gru, ecc. Così imponenti che ammaliavano la fantasia di molti maschietti che magari poi chiedevano a tutti i costi ai genitori di comprargli il modellino giocattolo. Tutto questo non solo per fare semplici giochi sui lavori a cui queste macchine sono adibite, ma spesso ne scaturivano vere e proprie lotte mortali nate dalle fantasie di un bambino. Chi è più forte, la ruspa o il camion? La gru o il bulldozer?
A quanto pare il manga di cui stiamo per parlarvi risponderà dopo anni e anni a questi dubbi.

Jumbor è un manga di Hiroyuki Takei, famoso mangaka autore di Shaman King e Ultimo, in collaborazione con la leggenda del mondo Marvel, Stan Lee. La serie si compone di due soli volumi ed è edita in Italia da Star Comics. Questa serie è autoconclusiva ma Takei dopo averla accantonata la riesumò insieme a Hiromasa Mikami alla sceneggiatura per farne un remake che è tutt’ora in corso e che arriverà sempre grazie a Star Comics subito dopo questa miniserie in 2 volumi.

Veniamo alla storia. Jumbor inizia nell’anno 3002, dopo che tremendi cataclismi hanno scosso tutto il mondo, la lotta contro la natura è diventata di primo piano per la popolazione mondiale. Così nacquero dei team di costruttori che diventarono le forze di primo piano in ogni nazione, sia per quanto riguarda i lavori per la ricostruzione che come potenza militare grazie ai loro giganteschi robot da lavoro. Baru è il capo dell’ordine dei cavalieri meccanizzati del regno di Dovork, e mentre si appresta a fare col suo team dei lavori in una cava, viene attaccato dal potente Re Genber, un guerriero lavoratore che ha assoggettato già moltissimi regni. Baru decide di combattere, ma lui e il suo team perdono la vita nella lotta. 5 anni dopo però, Baru si risveglia, con sua sorpresa nel corpo di un bambino. La giovane scienziata che l’ha salvato, gli spiega che è stato ricostruito come Jumbor un uomo potenziato per il lavoro, con delle mani e piedi meccanici che hanno il potere di cambiare forma secondo la volontà. Così Baru nel suo nuovo corpo decide di combattere la tirannia di Re Genber che nel frattempo si è impadronito del regno di Dovork e ora controlla anche gli altri Jumbor esistenti, in totale 11 apparentemente.

I due volumi di questa storia nonostante una conclusione fanno capire che in realtà l’autore aveva previsto molta più carne al fuoco, che speriamo possa riprendere nella nuova serie, visti anche molti interrogativi e faccende lasciate in sospeso. Il manga non brilla per originalità, la storia ricalca i soliti canovacci dello shonen classico con il viaggio del protagonista che man mano che combatte acquisisce maggiore padronanza dei propri poteri fino al combattimento col cattivo finale. I personaggi hanno una caratterizzazione molto accennata, anche per via della brevità della serie. I combattimenti, come dicevamo all’inizio, si basano sull’uso dei poteri dei Jumbor di cambiare le proprie mani in strumenti da lavoro: quindi avremo Baru che usa una mano a forma di ruspa, un altro che usa una trivella, e altri esempi simili. Ogni Jumbor ha un proprio mezzo da cantiere personale di cui sfrutta i poteri, come scopriremo meglio nelle appendici di fine volume che descrivono per bene ogni personaggio, anche quelli che compaiono pochissimo. Divertente anche il fatto che per combattere al massimo del proprio potere ogni Jumbor deve conoscere il Kung Fu del Cantiere, un arte marziale esclusiva di questi uomini meccanizzati, che permette di sfruttare al meglio le qualità trasformabili dei loro arti. L’edizione proposta dalla Star Comics è buona, sia come volume in sé comprendente una sovracopertina che come cura dei contenuti. Il disegno è piuttosto riconoscibile per chiunque abbia già visto all’opera Takei, con disegni che come qualità si pongono al pari degli ultimi volumi di Shaman King, con un autore già migliorato rispetto i suoi inizi.
Jumbor in due volumi non ci ha detto moltissimo, se amate Takei vi potrebbe piacere, ma restiamo in attesa di vedere il remake che speriamo possa essere più lungo e articolato così da non lasciare buchi nella storia.

Silvio Mazzitelli

Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).

Un Commento

  1. Ottima Recensione e sopratutto Ottimo Manga, amo lo stile di Takei infatti Shaman King e Ultimo li ho seguiti con tutto me stesso.

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