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The Idol Thesis

4 min


Non so se state seguendo 恋は雨上がりのように (Koi wa ameagari no you ni), conosciuto anche come After the rain, anime della stagione invernale 2017-2018.
Lo cito perché credo che possa essere fondamentale nella spiegazione del fenomeno che io chiamerò “Idol Thesis” – in inglese solo perché così ricorda un po' la opening di Evangelion-
Per un motivo o per l'altro è possibile che tutti siate venuti a conoscenza del grande seguito che le idol, giovani ragazze che “cantano”, ballano, fingono di recitare e posano come modelle, hanno in Giappone. Con conseguenti comportamenti poco consoni, si potrebbero quasi definire “bizzarri”, di  adulti inseriti da tempo nella società.
In realtà esiste anche la controparte maschile, ma la mia “Idol Thesis” varia a seconda dei sessi quindi, in questo articolo, mi occuperò solo della parte femminile.
Alla base del mio studio vi è l'indagine sul rapporto apparentemente morboso tra un pubblico di maschi adulti e giovani performer all'interno della società giapponese.
Le motivazioni che mi hanno spinta ad approfondire tale argomento sono diverse: innanzitutto una mia personale curiosità riguardo un fenomeno così esteso, una peculiarità del comportamento probabilmente dettata da veriazioni culturali e, non ultimo come importanza, il combattere una certa disinformazione.
Sebbene il mio approccio tenti di essere il più scientifico possibile la mia ricerca si basa su mie personali ipotesi, sulla lettura di diverse opere, sullo studio di elementi video – che citerò in coda all'articolo – e alla mia conoscenza pregressa della società in cui il fenomeno ha luogo, maturata in almeno dieci anni di studio. 
Quello che ci stupisce maggiormente e che spesso fa nascere in noi un senso di disagio è assistere allo spettacolo offerto da cinquantenni con magliette rosa piene di cuoricini che ballano e cantano fino a perdere la voce davanti a ragazzine pubescenti/adolescenti, collezionarne i gadget, fare file di ore solo per poter stringere loro la mano o poter fare una foto insieme.
Inutile dire che la prima cosa che succede nel nostro cervello è sentir scattare un campanello di allarme. Un'interesse scatenato da sentimenti non particolarmente puri che potrebbe condurre a comportamenti osceni e, in casi estremi, illegali.
Senza arrivare a questi livelli, è quasi automatico collocarli nella categoria degli eccentrici.
Non potendo entrare nella psiche di ognuno di loro è innegabile che la possibilità ci sia, eppure credo sia strano, e sbagliato, incasellare così tante persone nello stesso modo.
La mia “Idol Thesis” si basa un forte sentimento di nostalgia, così forte da portare a quella che potrebbe essere una liberazione dalle imposizioni comportamentali indotte dalla società e, perché no, anche da un'accenno di regressione.
E qui torno un attimo all'anime che vi avevo citato all'inizio. In After the rain, un'adolescente che lavora part-time in un ristorante si innamora del suo capo, quarantenne divorziato con un figlio a carico.
La maniera in cui spiegano per quale ragione lui si sente attratto da lei è quasi didascalica.
Ogni volta che la vede o che lei gli dice determinate frasi, Kondo, si trova a rivivere il periodo della sua vita in cui scopriva l'amore per la prima volta. Un periodo complesso ma felice, in cui ogni emozione era più intensa, in cui i pensieri erano più leggeri, in cui la società già ti incasellava ma allo stesso tempo avevi ancora la possibilità di scegliere. Si trova improvvisamente liberato dal peso del lavoro, della necessità di trovare i soldi per il figlio, delle cicatrici del divorzio e di tutto quello che l'età adulta comporta.
Basta con le regole soffocanti della società, basta con strade senza uscita.
Ed è esattamente questo il punto.
Credo che il sentimento che li spinge sia addirittura di una qualche contorta purezza.
Si aggrappano a questo ricordo di loro stessi, proiettato dal passato grazie alla frescezza e alla gioventù delle idol che si esibiscono piene di energia e sprizzanti di gioia.
Si beano del pensiero di poter tornare indietro a quando si sono innamorati per la prima volta, di ritrovare un po' di dolcezza. Il batticuore.
Vogliono rimanere bloccati ad un soffio dal loro primo amore.
Strappano, momentaneamente, le catene che la società giapponese impone ai suoi cittadini e si dimenticano che, quando le luci si abbassano e lo spettacolo finisce, dovranno tornare a mettersi gli stessi abiti neri, per lavorare dietro gli stessi pc e fare avanti e indietro sugli stessi treni affollati.
Le ragazze sono di un bianco quasi abbacinante, sorridono con gentilezza e hanno sempre una parola carina per tutti. Non sono corrotte. Non hanno ragazzi, amanti, mariti. 
Sono quasi creature angeliche da cui si aspettano di essere salvati.
Lo si nota dall'atteggiamento quasi da religioso in preghiera che hanno quando si mettono in fila, quando sfiorano la loro idol preferita, quando le parlano.
Una boccata d'aria.
Ho assistito a più di un Tōkyō Idol festival, che si tiene solitamente in agosto sull'isola artificiale di Odaiba, vicino a Tōkyō. Le folle di partecipanti hanno una percentuale circa dell' 80% composta da uomini (di cui un buon 60% oltre i trent'anni d'età).
Li ho visti ballare emozionati, li ho sentiti cantare. E non c'era davvero nulla di lascivo nei loro comportamenti, solo felicità.
E ripeto, è innegabile che forse alcuni di loro avranno sentimenti un po' meno complessi e un po' più viscidi, ma non penso che la mia “Idol Thesis” si allontani troppo dalla realtà dei fatti.
Noto che mi sono allungata troppo quindi giungo rapidamente alla conclusione, già esposta durante il corso dell'articolo.
Il comportamento peculiare di una porzione della popolazione maschile giapponese nei confronti delle giovani performer, può forse essere spiegato in una profonda nostalgia del passato e nella ricerca di una via libera dalla pressione e dalla soffocante aspettativa cui devono giornalmente sottostare.
Alla fine ognuno di noi ha la sua valvola di sfogo, non credete?
See you space cowboy
Visioni consigliate:
Tokyo Idols (2017) regia di Miyake Kyoko
After the rain (2017)
Letture consigliate:
Cerchi infiniti. Viaggi in Giappone di Cees Nooteboom
La mente giapponese di Roger J. Davis e Ikeno Osamu
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2 Comments

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  1. Ti ringrazio! Volevo evitare che la spiegazione fosse il banale “Ah maniaci” che si potrebbe dare. Penso che in generale si debba riflettere di più sui comportamenti della gente. (ovviamente non è detto che maniaci non ce ne siano eh)

monicafumagalli

        






      





 
















 
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