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The Man in the High Castle: tra oppressione e lotta per la libertà

3 min


Gli universi alternativi non sono più una novità nel mondo televisivo: sono tanti i film e i telefilm che si basano sui viaggi nel tempo, mondi paralleli e linee temporali. Il concetto di viaggio nel tempo è un'idea che ha sempre affascinato l'umanità ed è presente in molti miti, come quello di mago Merlino, che sperimenta delle regressioni temporali.
Il 15 gennaio sono stati trasmessi sei pilot di alcune serie tramite la piattaforma di Amazon Prime Instant Video. Ad aver colpito gli spettatori è stata l'idea di rendere una serie televisiva il romanzo The Man in the High Castle di Philiph K. Dick, conosciuto in Italia come La svastica sul Sole (la traduzione dei titoli in italiano ci ha sempre stupefatto). L'episodio è possibile vederlo gratuitamente su Amazon in lingua originale.
Quello che colpisce nel romanzo di Dick è l'ucronia (deriva dal greco e significa letteralmente "nessun tempo") immaginata dall'autore di un mondo parallelo dove la Seconda Guerra Mondiale è stata vinta dai Nazisti e gli Stati Uniti d'America sono stati conquistati dai tedeschi. 
La serie si mostra abbastanza fedele al romanzo ed emergono fin da subito le atmosfere angoscianti che lo scrittore voleva trasmettere al lettore. La sigla di apertura è sublime, riesce ad introdurre la malinconia di un popolo sconfitto e rassegnato a subire in silenzio le angherie dei suoi conquistatori. Mentre la Germania controlla gran parte della costa orientale e il Giappone controlla la costa occidentale, le Montagne Rocciose sono diventati una "zona neutra" e la base per una organizzare ribellione, guidata da una figura misteriosa conosciuta solo come The Man in the High Castle, che nel pilot viene menzionato soltanto una volta.
La storia è ambientata negli anni '60, vent'anni dopo la fine della guerra, sbattendo in faccia gli aspetti di questo mondo ucronico come gli schermi di Times Square pieni di messaggi nazisti e il viso di Adolf Hitler oppure come gli ideogrammi nei cartelloni di San Francisco. Subito dopo averci mostrato la città, ci vengono presentati i personaggi della serie che vivono a disagio nel loro stesso paese, non rassegnati di vivere "prigionieri" degli alleati. 
Joe Black (Luke Kleintank) deve trasportare un carico misterioso per conto dei ribelli. Juliana Crain (Alexa Davalos) vede la sorella uccisa dai nazisti per difendere una misteriosa pellicola proibita (nel romanzo era un libro, nella serie televisiva è diventata una pellicola), così decise di lasciare il fidanzato Frank Frink (Rupert Evans) per consegnarlo ai ribelli. Nobusuke Tagomi (Cary-Hiroyuki Tagawa) è un politico giapponese che incarna la diffidenza fra le forze vincitrici e che si fida invece dell'I-ching, il libro di saggezza cinese utilizzato popolare a scopo divinatorio.
La trama corre spedita e i protagonisti sono ben delineati, sebbene molti personaggi del romanzo non fossero presenti nell'episodio pilota. La storia si mostra abbastanza fedele allo scritto se non per piccoli dettagli trascurabili. La scelta di trasformare il libro proibito in una pellicola cinematografica è stata un'esigenza dovuta per dare maggior impatto allo spettatore. 
La freddezza emotiva dei protagonisti, dovuta allo stato di oppressione nazista, sbigottisce lo spettatore. La stessa Juliana non mostra cenni di disperazione alla vista del cadavere della sorella, mentre pochi secondi prima noi avevamo assistito ad una fucilazione in strada. L'indifferenza di Joe Black nello scoprire che la cenere che respira nell'aria viene dall'ospedale dove vengono cremati i malati terminali e gli invalidi.
Queste sono soltanto alcune sequenze che, anche se nei protagonisti non traspare alcun sentimento, lo spettatore non può che provare ribrezzo davanti alla realtà cruenta che per i protagonisti è quasi la "normalità".
La produzione del Pilot è stata affidata alla Scott Free Production ( ossia la compagnia di Ridley Scott) ed è riconoscibile dall'atmosfera che ricorda i suoi film precedenti.
La serie è diretta da David Semel, noto nel mondo delle serie televisive televisione che hanno la sua firma (come American Horror Story, Buffy, Hannibal, Heroes e X-files).
Soggetto e sceneggiatura sono, invece, di Frank Spotnitz, altro veterano di X-Files. 
Fra le sei serie presentate su Amazon, The Man in the High Castle è la più quotata e probabilmente potrà diventare una serie effettiva entro l'anno prossimo. Saranno gli spettatori a decidere se far proseguire la storia di questo inquietante futuro alternativo proposto da Philiph K. Dick.

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4 Comments

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  1. Lol Di nulla, purtroppo quest’anno va di moda simulare pagine di riviste quindi, se non arriva qualcuno che sa leggere il giapponese (e si accorge che è giapponese da google translate) o il burlone che l’ha creata si costituisce, è un po’ difficile capire se è vero o meno 🙁

  2. Visto ieri. Moooooolto promettente. 🙂
    Dick è uno dei miei scrittori preferiti (AMO il genere distopico, sono le storie che più mi fanno paura e spingono a pensare a nuovi concetti, nuove prospettive) e tremo all’orrore che potrebbe uscirne… Ma come inizio è di sicuro ottimo. 🙂
    Di sicuro Dick è un autore decisamente ostico da portare su schermo e La Svastica sul Sole è probabilmente uno dei suoi lavori più complessi in assoluto (assieme ad altre perle come Ubik e In senso inverso) e mi riesce difficile riuscire a pensare a un adattamento su un altro media che ne sia all’altezza.
    Da Rapporto di minoranza hanno tratto un film molto godibile che ho apprezzato, ma si tratta decisamente di un prodotto fatto per il cinema di massa che ha perso quasi tutto il fascino e le implicazioni che contraddistinguono il racconto di Dick.
    Con Blade Runner, Ridley Scott ha invece fatto niente meno che un capolavoro. Senza mezzi termini, è un film bellissimo. Che sacrifica e taglia via brutalmente interi temi e sottotrame del romanzo, ma è giusto così. ‘Ma gli androidi sognano pecore elettriche’ è costituito da più di 20 sottotrame ce vengono portate avanti in parallelo, intrecciandosi continuamente. Un film che raccontasse fedelmente il libro avrebbe dovuto essere lungo una ventina di ore, un prodotto improponibile per il cinema. Tutta la parte sulla religione e il Mercerismo, le implicazioni sociali che da esso derivano, la nuova filosofia di vita e il culto degli animali ad essa legato, da cui consegue l’enorme peso che nel libro hanno gli animali elettrici, finti… Tutte sottotrame profonde e interessantissime che sono scomparse per vera necessità, non per capriccio o incompetenza di registi e sceneggiatori, come spesso accade negli adattamenti cinematografici.
    Da questo punto di vista, quindi, una serie tv potrebbe fornire il mezzo adatto a rendere appieno un romanzo complesso come La Svastica, ma i dubbi sono tanti… Stiamo a vedere. Di sicuro il fatto che nella produzione sia coinvolto Ridley Scott fa ben sperare. 🙂

Rita Romano

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Una giovane nerd emigrante che continua a seguire le sue passioni nonostante le avversitá della vita. Libri e manga nella sua libreria non mancano mai, adesso anche in tedesco. Se volete tentare di corromperla, provate a metterle davanti un Charmender, un felino o un piatto di lasagna.
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