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Un passo dopo l’altro

In questo appuntamento di ON the road partiremo per un viaggio, un viaggio di cui avete scelto voi i percorsi.
Grazie alle vostre votazioni nei nostri sondaggi sulla pagina instagram  abbiamo potuto farci un'idea di come vorreste trascorrere un istante di vita in territorio giapponese.
Che dite, vogliamo cominciare?
L'aereo atterra sobbalzando leggermente sulla pista scura.
Dal finestrino si riusciva a scorgere, in fase di discesa, un fiume di luci nella notte silenziosa e nulla più.
C'è stanchezza e stordimento, ma anche una grande eccitazione mentre, carichi delle valigie recuperate in aeroporto attendiamo di arrivare in hotel.
Forse il lungo viaggio aereo, forse la morbidezza del sedile, il calore, inevitabilmente gli occhi si chiudono per riaprirsi di scatto quando si passa accanto alla Tokyo Tower rossa e arancione. 
I palazzi che costellano la città sono altissimi e dalle forme più disparate, ci si accorge subito che l'atmosfera che ci circonda è diversa da quella di “casa”.
Una dormita di qualche ora, inframmezzata da zapping selvaggio tra i programmi coloratissimi della tv giapponese e poi si è pronti per affrontare la giornata all'insegna del vagare e perdersi per le vie di questa metropoli in cui c'è sempre qualcosa di nuovo da scoprire.
Rigorosamente a piedi ci spostiamo da un quartiere all'altro. Il tempo sembra fermarsi, ma allo stesso tempo scorre troppo veloce. 
Ci ritroviamo alle porte del Meiji Jingu, importante santuario shintoista costruito all'interno di un parco verdeggiante nel cuore di Harajuku, zona della moda alternativa.
La pace che si riesce ad assaporare è quasi paradossale, tenendo conto che a pochi passi di distanza c'è Takashita-dori, vialone strabordante di musica, negozi che espongono vestiario al limite dell'assurdo, caffè e pasticcerie.
Qui, invece, nel luogo dedicato alla preghiera incontriamo un piccolo corteo. Stanno celebrando un matrimonio! La sposa vestita con l'abito tradizionale sembra una dama interamente fatta di neve, in contrasto con i larghi pantaloni dello sposo, neri come l'inchiostro. Entrambi camminano sotto un ombrello rosso scarlatto, che proteggerà il loro amore.
Rapido lo stomaco si fa sentire brontolando. È ora di pranzo.
Per fortuna fuori dal parco di Yoyogi, non lontano dal santuario, ci sono tante bancarelle che vendono ottimo cibo da strada. Gli yakitori, spiedini di pollo cotti sulla griglia e insaporiti con una particolare salsa scura e densa, paiono particolarmente appetitosi.
Paghiamo una porzione circa 2 euro e mezzo, e ci viene consegnato un contenitore di plasica fermato da un elastico giallo, contentente 5 spedini colmi di carne.
La tentazione di prenderne ancora, una volta finiti, è grande, ma c'è molto altro da assaggiare!
Si dice che non ci si possa definire davvero “Giapponesi” se non si è scalato almeno una volta nella vita il monte Fuji.
È lì che si dirige la nostra strada.
C'è una camera prenotata in uno degli alberghi vicino alla cima del monte più rappresentato nelle stampe e nei quadri.
Scalare il Fuji non è certo una passeggiata.
Attorno a noi tante persone di nazionalità diverse ma soprattutto autoctoni, tutti con la stessa luce negli occhi. 
Non tutti, però, si avvenutarano verso l'alto. Alcuni si accontentano di arrivare a metà.
Noi no, quando ci ricapiterà un'altra volta?
Stanchi ma soddisfatti, attendiamo che giunga di nuovo il sole e mentre le stelle, come pezzi di ghiaccio incastonati nel cielo, ci osservano curiose.
Per il momento riposiamo qui, al prossimo appuntamento per il continuo di questo viaggio.

Non dimenticate che aMarzo ci sono due appuntamenti all'estero con Orgoglio Nerd:

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