Gli ingredienti sono motori, cani, piloti e trappole. Wacky Races insomma. Partiamo dal fondo però, poi arriviamo al dunque.

C’è qualcosa di affascinante nei progetti che non vengono sfruttati fino in fondo, film o serie che non vengono tirate e diluite allo sfinimento pur di dar qualcosa in pasto a fan e spettatori. Esistono dozzine di titoli che per un motivo o per l’altro sono stati interrotti, nonostante potenzialità e premesse di altissimo livello. E questo ha fatto si che potessero imprimersi nella nostra memoria nel migliore dei modi. 

La consacrazione alla storia, a qualcosa che è stato, sarebbe potuto diventare, ma è rimasto li. Senza aver fatto in tempo ad annoiare, stufare o peggiorare. Come quando si ha ancora spazio per il dolce dopo un buon pasto. 

Volete qualche esempio? Firefly, Vinyl, Son of Zorn, FlashForward, John Doe, Lucky Louie, The Flash, Clone High, Better of Ted e la lista potrebbe continuare…

Esistono naturalmente le eccezioni e sono dei veri e propri miracoli, perché riuscire a mantenere lo stesso livello qualitativo per 8 o 10 stagioni ha davvero dell’incredibile. 

Ma oggi a noi interessano gli altri, gli underdog che non ce l’hanno fatta, anzi, uno in particolare, Wacky Races, al quale forse è stata data una seconda possibilità.

Ha tutto inizio con Blake Edwards. Genio del dialogo, gigante della commedia. Senza di lui non avremmo migliaia di film, cartoni, gag e sketch. E’ a lui che dobbiamo le Wacky Races ed è da lui che cominciamo.

Era il 1965 e proprio con la regia di Edwards andavano in scena Tony Curtis (padre di Jamie Lee Curtis) e Jack Lemmon nel film The Great Race. Da quel successo nacque lo spunto per le Wacky Races.

Ma cosa sono le Wacky Races?

Stiamo parlando di una serie animata prodotta da Hanna-Barbera nel 1968 che andò in onda per non più di due stagioni, per un totale di soli 34 episodi (da dieci minuti) ma sufficienti a lasciare un segno indelebile.

Come nel film The Great Race anche in Wacky Races la trama verte su una grande competizione automobilistica in stile Mille Miglia. La Wacky Races, ambientata nel nord/centro America, vede schierate ben 11 vetture (con caratterizzazioni e design incredibili, da sempre specialità di casa Hanna-Barbera) per un totale di 23 personaggi (se non contiamo il telecronista, che interagisce con i personaggi; e il drago, che abita la vettura N°2).

23 personaggi interpretati da sole 6 persone (per lo più attori radiofonici) che prestando la voce a più personaggi contemporaneamente, dovevamo ricorrere a trovate di doppiaggio che hanno fatto storia. Intramontabile la risata del cane Muttley o i versi di Klunk (sempre interpretato da Don Messick) nello spin-off Dastardly and Muttley in Their Flying Machines – Lo squadrone avvoltoio! 

Le Wacky Races però, per quanto amate, non hanno mai avuto vita facile e hanno vissuto diverse rinnovate e travagliate vite. 

Innanzitutto la serie doveva inizialmente essere parte integrante di un format di gioco a premi dove i concorrenti dovevano indovinare l’ordine di piazzamento dei personaggi animati. Il game-show non vide mai la luce, ma gli studi Hanna-Barbera decisero comunque di utilizzare il materiale preparato. 

Nell ’88 venne valutata la realizzazione di un lungometraggio per la TV dal titolo Around the World with the Wacky Races, ma il progetto non diventò nulla più di una bozza.

Nel tempo vennero realizzati due spin-off, come il già citato Squadrone Avvoltoio! e The Perills of Penelope Pitstop (durati entrambi un paio di stagioni) e vennero realizzati anche dei videogiochi. La serie inoltre ispirò anche delle pubblicità, ma su questo non ci soffermeremo.

Due parole su Penelope Pitstop: il personaggio fu creato in fretta e furia in un paio d’ore perché i produttori si resero conto soltanto poco prima dell’approvazione del plot che mancavano completamente i personaggi femminili. Così ecco Penelope, la prima cotta di moltissimi bambini.


Bisogna arrivare al 2006 per vedere il pilot prodotto da Cartoon Network: Wacky Races Forever. Una sorta di sequel che propone un’evoluzione nel tempo dei personaggi, azzardando addirittura un matrimonio tra Penelope Pitstop e Peter Perfect. Plot che però non incontrò il gusto dei bambini di allora e lì rimase.

Un tentativo fu allora proposto anche da DC che nel 2016 lanciò la serie Wacky Raceland. Una rivisitazione adulta e post apocalittica presentata in sei volumi.

E finalmente eccoci qua. E’ il 2017 e Hanna-Barbera, per il canale Boomerang’s SVOD, hanno tirato fuori dal cilindro un vero e proprio reboot della serie originale. 13 episodi con una seconda stagione già in cantiere. 

Tornano i vecchi e classici personaggi, con qualche aggiunta e adattamento dei veicoli e più recenti citazioni cinematografiche (The Great Race lascia il posto a Fast and Furious). Ma nonostante un’inevitabile svecchiamento, soprattutto tecnico, con ampio uso di inserti in animazione 3D, il sapore anni ’60 è stato preservato con successo. Soprattutto musica e titoli, riproposti nel classico font multicolore.

Ok, ma chi ha vinto il titolo di World’s Wackiest Racer? Non viene ufficializzato dalla serie, ma se applichiamo i punteggi FIA ai piazzamenti: con sole 3 vittorie ma ben 11 podi, gli Slag Brothers si aggiudicano il titolo iridato a bordo della loro Boulder Mobile.

Saranno sempre loro a vincere in questa rinascita della serie? Anche adesso che la corsa non si limita più soltanto agli Stati Uniti ma a tutti i continenti (e le epoche)? Voi su chi puntate?


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Jacopo Peretti Cucchi

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Il suo compito è occuparsi di tutti i “progetti speciali”, meglio ancora se sono segreti. Amante della buona cucina e grande appassionato di rugby e motori.