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Perché la gente non si vaccina?

Perché la gente non si vaccina? Ormai sembra quasi una domanda retorica,tipo “perché la gente non ha ancora imparato come funzionano le rotonde?”. Invece di scacciare questa domanda con un sospiro, dando per scontata una risposta ovvia, forse dovremmo iniziare indagare veramente su quale sia la risposta, come primo, minuscolo passo per risolvere un problema. Senza spersonalizzare, perché alla fine “la gente” siamo tutti noi.

In questi giorni la questione preme più del solito, siccome l’Ordine dei Medici ha deciso di prendere seri e pesanti provvedimenti contro quei medici “obiettori” dei vaccini, che consigliano ai propri pazienti di non vaccinarsi.

La tendenza del momento, diffusa un po’ in tutto il mondo, è infatti quella di dipingere i vaccini come una misura superflua, perché “comunque una volta si viveva anche senza, e si viveva meglio”, sponsorizzata dalle lobby delle case farmaceutiche a scopo di lucro. Addirittura c’è chi sostiene che questa pratica faccia ammalare le persone, o le renda autistiche, come “provato” da uno studio che si è rivelato essere una completa bufala priva di basi scientifiche, per stessa ammissione del suo ideatore,ma che continua a fomentare queste idee. Il tutto ha preso talmente tanto piede che l’Ordine dei Medici ha dovuto prendere provvedimenti. Un’ottima cosa, ma anche una cosa parecchio inquietante da dover fare, prendere provvedimenti contro dei medici che sconsigliano i vaccini. Lo ha fatto tramite un breve  documento contenente, fra le altre cose, una schematica ma cruciale analisi di come si sia arrivati a tanto.

Innanzitutto, la gente (di nuovo, noi tutti) ha la memoria breve. È una questione evolutiva, spiacevole, ma naturale. Dovessimo crucciarci per tutto ciò che di brutto succede al mondo smetteremmo di progredire. Quindi, epidemie di malattie oggi debellate grazie ai vaccini ci hanno decimati migliaia di volte nella storia? Boh, io non me lo ricordo, e alla fine mio nonno non era vaccinato, e stava bene, quindi posso farcela anche io.

Soprattutto però è da rivedere il nostro rapporto con la scienza. Viviamo di scienza, ma nessuno sa cosa sia e come funzioni. Siccome non è perfetta, siccome è frutto di continuo miglioramento e correzione, allora pensiamo che sia completamente inaffidabile. Se i medici possono sbagliare, e io posso sbagliare, allora mi faccio io da medico, tanto è uguale. Inoltre una persona laureata in medicina, sorprendentemente, non è la bocca della verità medica. I medici possono avere opinioni discordi ed è per questo che le cose vengono vagliate per anni da commissioni internazionali prima di essere applicate in medicina. I vaccini più di ogni altra cosa,siccome la loro somministrazione avverrà in massa.

Tutto si riconduce sempre lì, ad una mancata educazione alla scienza e alle modalità di comunicazione scientifica. È fondamentale riuscire a distinguere un fatto scientifico supportato dai dati da una opinione. E non deve essere necessaria una laurea in biologia per farlo. Non è né una questione di intelligenza né di ambito lavorativo. Ogni cittadino, per il suo benessere, deve avere accesso ad informazioni mediche (e anche scientifiche in generale, magari) accurate, fornite da fonti autorevoli. I mass media devono impegnarsi in questa direzione, e non trattare ogni opinione come una valida teoria scientifica.

La mancante educazione alla scienza, enorme problema del nostro come di una moltitudine di altri paesi civilizzati, porta anche ad una visione assolutamente distorta delle probabilità e dei rischi. Siccome una pratica ha una percentuale di rischio allora è pericolosa, e non la faccio,senza valutare i suoi benefici. I vaccini hanno incidenze di rischio veramente infinitesimali se rapportate ai loro benefici, ma vengono bollati come troppo pericolosi dagli stessi che prendono tutti i giorni l’automobile nonostante la probabilità(infinitamente maggiore)  di venire coinvolti in un incidente. Non sorprendentemente siamo gli stessi che giocano al Superenalotto nonostante la probabilità di vincere il massimo sia molto minore di quella di essere colpiti da un meteorite. Manca proprio una concezione di cosa sia la probabilità e un’educazione alla sua applicazione.

E poi c’è internet. Oh, internet. Un posto meraviglioso, ma nel quale troppo spesso basta saper scrivere per rendere valide le proprie posizioni, in cui tutti possono essere laureati, possono promettere miracoli in cambio di denaro. Un mezzo incredibile di informazione,ma che sommato alla sopracitata difficoltà nel distinguere una fonte autorevole da un’opinione da Bar Sport, può diventare letale.

Infine una punta di sano vecchio menefreghismo, per cui se faccio parte di una categoria poco a rischio e per me ammalarmi vuol dire soltanto un paio di giorni a letto, me ne frego del fatto che potrei contagiare qualcuno di più debole, la cui salute potrebbe venire seriamente compromessa dalla stessa malattia

Le motivazioni che ci hanno portati a questa tragica situazione sono quindi molteplici (qui un altro approfondimento), e vi invitiamo a riflettere e trovarne altre ancora. Capire un problema profondamente è la migliore base per risolverlo,utilizzando le informazioni ottenute per educare gli altri. Glielo dobbiamo alla fine, ai vaccini. Se possiamo rimanere tutti qui, in discreta salute, fino ad età molto avanzata, a fare danni con le nostre opinioni disinformate, lo dobbiamo a loro. Non dimentichiamolo. 

Giada Rossi

Laureata in Astronomia, aspirante Astrofisica. Curiosa di natura. Scrivo soprattutto di scienza, ma preferisco parlare di cani buffi.

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