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Cartoomics: Ultima Frontiera

L'away team di Orgoglio Nerd è andato in missione alla fiera milanese. Eccovi il loro rapporto!

Diario dell’ufficiale scientifico. Data stellare 16218.3. La U.S.S. Goldilocks è entrata in orbita geostazionaria al di sopra della stazione chiamata Rho Fiera, un complesso di edifici che sorge poco lontano da uno degli agglomerati più grandi della regione. Assieme al tenente comandante Buttcheeks e al medico olografico di emergenza N.Y.N.Y. ho raggiunto il complesso tramite shuttle per portare a termine la missione assegnata: ricognizione e analisi di un fenomeno peculiare che i locali chiamano “fiera del fumetto”. Apparentemente, queste si svolgono frequentemente, in varie località, e hanno diverse denominazioni. Questa è chiamata “Cartoomics“, termine che il traduttore universale non è riuscito a tradurre. La nostra esperta di xenolinguistica, la dottoressa Therose, è attualmente al lavoro.

Fase 1: l’approccio alla stazione

La tecnologia dei locali appare primitiva e lo sviluppo privo di una direzione logica, ma le prime stime indicano una potenziale capacità di rilevamento dell’energia del trasportatore, da cui l’esigenza di utilizzare lo shuttle, mascherato da mezzo di trasporto indigeno tramite proiettore olografico. L’esigenza di preservare la Prima Direttiva prevarica la relativa scomodità di non utilizzare il teletrasporto. Questo, tuttavia, ci ha fatto incorrere nel primo momento di potenziale conflitto: apparentemente, le piattaforme di sosta per i veicoli della stazione Rho Fiera sono accessibili solo tramite il pagamento di una somma considerevole, decisamente al di sopra delle possibilità di molti dei locali. Ci siamo interrogati sulla ragionevolezza di una cultura che obbliga la popolazione a privarsi delle proprie risorse per partecipare a un simile evento, ma fortunatamente N.Y.N.Y. aveva in dotazione una replica perfetta della valuta accettata in questo luogo. Abbiamo potuto quindi procedere con l’esplorazione del complesso.

Ritengo fondamentale mettere in rilievo l’indispensabile apporto del tenente comandante Buttcheeks, la cui prontezza di spirito ci ha permesso di navigare con successo uno scenario altrimenti confuso e disordinato: si è infatti impadronito di una mappa del luogo, di dimensioni sorprendentemente estese. Chiarificazione: ad essere di enormi dimensioni è la mappa, più che il luogo. Grazie ad essa abbiamo potuto visitare l’intero raduno. Una delle mie preoccupazioni maggiori era di riuscire a passare inosservati fra i locali; immediatamente mi sono reso conto che si trattava di un pensiero superfluo. La maggior parte delle persone che abbiamo incrociato vestiva bizzarri costumi, presumo tratti dal folklore locale, raffiguranti eroi e mostri, in quello che immagino essere un consapevole sforzo di esorcizzare le paure ancora diffuse in questo popolo primitivo. Un buon numero di persone recavano dei cartelli che promettevano una forma o l’altra di effusioni fisiche, specificandone la gratuità. Fatico a immaginare il regime di ansia costante che deve aver generato la necessità di un tale servizio. Come curiosità, abbiamo anche incontrato alcuni individui che vestivano uniformi incredibilmente simili a quelle della Flotta Stellare: non fosse stato per alcuni minuti, ma significativi dettagli, avremmo proceduto ad indagare quella potenziale anomalia.

Fase 2: Il padiglione 16

L’area di questa “fiera del fumetto” era suddivisa in tre macroaree, identificabili tramite numeri: l’area 12, la 16 e la 20. La peculiare mancanza di logica in questa suddivisione dev’essere accettata da questa strana cultura, perchè nessuno a parte noi sembrava esserne incuriosito. Il “padiglione 16” ci è sembrato essere il fulcro dell’evento. Qui si riunivano appassionati ed esperti di un bizzarro costrutto culturale, quello che i locali chiamano “fumetto”: si tratta di una forma di letteratura, in cui il testo è affiancato da espressioni artistiche degli stili più vari. Queste illustrazioni sono realizzate da artisti di estremo talento, capaci di dare vita a quadri di notevole intensità e coinvolgimento, tramite l’utilizzo di tecniche, strumenti e materiali che le nostre analisi ci dicono essere anche estremamente differenti. Una minoranza di questi artisti sembra invece realizzare opere che testimoniano la propria mancanza di talento artistico, la quale viene stranamente rivendicata e valorizzata: i “fumetti disegnati male” non vengono visti come opere scadenti, ma anzi, viene dato loro una notevole importanza. Un aspetto sorprendentemente aperto e maturo di una cultura che fino a quel momento non aveva dato grandi prove di sé. All’interno di questo padiglione gli appassionati potevano scambiare le proprie ricchezze con opere artistiche di vario genere, spesso presentate dagli stessi artisti che le hanno realizzate, taluni provenienti anche da migliaia di chilometri di distanza, come nel caso dell’individuo chiamato J.P. Ahonen, la cui presenza è sembrata particolarmente importante per il pubblico.

Un’area di questo padiglione che ci è sembrata specialmente interessante da analizzare è quella che i locali chiamavano “self area”. Qui, artisti slegati dalle organizzazioni in parte economiche e in parte creative chiamate “case editrici” avevano la possibilità di mostrare le proprie opere direttamente ai convenuti, creando un rapporto più diretto e un coinvolgimento maggiore. Siamo stati avvicinati in più di un’occasione da alcuni individui mentre esploravamo questa parte di “Cartoomics”, ed abbiamo seriamente temuto il peggio, sia per la nostra incolumità che per la riuscita della missione e la tenuta della nostra copertura: si trattava di membri di una accademia di un particolare stile artistico proveniente da una lontana nazione orientale, si facevano chiamare “Lucca Manga School”. Fortunatamente non si trattava di ostilità, come abbiamo inizialmente temuto, ma di manifestazioni di estremo affetto, amicizia e benvenuto. Posso dire che una volta trovata la giusta chiave interpretativa del loro comportamento così espansivo, le nostre interazioni con i membri di questa accademia hanno rappresentato uno dei momenti più piacevoli della missione.

Fase 3: i padiglioni 12 e 20

Il padiglione 12 era un’area completamente diversa, preposta a un diverso tipo di attività: numerosi monumenti, probabilmente eretti in onore di grandi condottieri o divinità del passato, erano parte di complicati rituali, senza dubbio una liturgia dalla profonda valenza rituale: un grande idolo cornuto era trasformato in una rampa da cui era possibile scivolare in un percorso iniziatico, probabilmente un ammonimento contro la hybris dell’uomo; un totem era attrezzato con funi per consentire rapide evoluzioni acrobatiche, probabilmente per trasmettere un messaggio più ottimista riguardo la tensione verso i paradisi; un’arena in cui si svolgevano lotte gladiatorie a bordo di piccoli veicoli rappresentava certamente un ammonimento verso la mortalità. Il tutto componeva un quadro peculiare, testimonianza della complessa religiosità di questa cultura che non arriviamo ancora a comprendere.

Infine, il padiglione 20 sembrava essere il luogo preposto al ritrovo di tutti quegli individui che, come ho illustrato all’inizio del rapporto, vestivano costumi provenienti dal folklore locale. Questi erano organizzati in vari raggruppamenti in grado di offrire coerenza stilistica ed estetica: probabilmente espressioni di altrettante antiche leggende. Il centro di questo padiglione ospitava una enorme arena, adibita a grandiosi spettacoli teatrali e, nuovamente, ad esibizioni di combattimento fra gladiatori, introdotte da complicati rituali. Le nostre analisi hanno confermato che le armi utilizzate non erano adatte a combattimenti reali, bensì riproduzioni di spade e mazze provenienti dal passato di questo strano mondo.

Missione: compiuta

Diario dell’ufficiale scientifico, supplemento. La missione è stata completata con successo. Questa “Cartoomics” è stata l’occasione di affacciarci ad una cultura certamente complessa, molto disorganica ma sorprendentemente aperta e variegata. Abbiamo scoperto l’ubicazione di diverse altre di queste “fiere del fumetto”, che si svolgeranno nei prossimi mesi: Verona, Napoli, Roma, Novara. Apparentemente se ne svolgerà una in prossimità di un vulcano attivo. Raccomando di proseguire con l’analisi di questo peculiare fenomeno…e mi offro volontario per i prossimi sbarchi!

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Gabriele Bianchi

Lettore, giocatore, conoscitore di cose. Storico di formazione, insegnante di professione, divulgatore per indole. Cercatelo in fiera: è quello con la cravatta.

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