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Intrattenimento

L’articolo di Repubblica e la definizione di Manga

Il quotidiano La Repubblica, in un articolo apparso ieri dal titolo "La legge anti-pedofilia risparmia i manga" scrive: "Il termine “manga” significa letteralmente immagini stravaganti. Spesso sono storie porno incentrate sui minori con scene di sesso e violenze",  poco sopra possiamo vedere un'immagine del fumetto Ryu il ragazzo delle caverne di Shōtarō Ishinomori. Il sito AnimeForge.org è stato il primo a portare l'articolo incriminato allo sguardo di tutti.
Abbiamo passato gli ultimi anni a continuare a riempirci la bocca con questa grande parola che è “Globalizzazione”, con internet che ha accorciato le distanze, la possibilità di viaggiare più velocemente e po bla bla bla…
Sì liquidiamo così i continui sproloqui perché effettivamente una fetta degli abitanti di questo pianete ha la brutta abitudine di aprire la bocca senza avere basi sulle quali dare aria alle corde vocali.
La questione in realtà è abbastanza semplice: bisogna informarsi, bisogna mantenere viva la propria sete di conoscenza di modo da non trovarsi nell'imbarazzante situazione di lasciare che l'ignoranza ci strappi la maschera da grandi conoscitori del mondo e delle sue culture per mostrarci per quello che siamo veramente: degli sputa sentenze.
Sapete benissimo qual è stata la miccia che ha innescato questo articolo e, per chi non lo sapesse, si tratta del pezzo apparso su un famoso quotidiano che definisce “tutti” i manga come “ultimo bastione del sesso rivolto ai maniaci dei bambini”…
Ora commenteremo brevemente questo pezzo di alto giornalismo per poi tornare al problema principale, ovvero la grave peste che è l'ignoranza collettiva. Ecco cosa recita ancora l'articolo:
"Cade in Giappone un altro pezzo del muro che sostiene l'ossessione sessuale di uno dei popoli più repressi del mondo. " 
Non ci sono scuse, è vero che il Giappone è un paese i cui abitanti, a causa di una serie di motivazioni che va ricercata nei tempi antichi, quando gli americani hanno deciso di entrare di forza  nei confini nipponici, sono per certi versi molto frustrati. A causa di ciò i loro sfoghi possono essere più particolari, ma come al solito fare di tutta l'erba un fascio è lo sport di chi non ha tempo né voglia di andare ad informarsi a dovere, o di chi non si accorge che le parole hanno il loro peso.
Abbiamo bisogno di ribadire che i manga sono una forma di espressione che raggiunge anche alti livelli di arte e poesia  e che non sono tutti un ammasso di riviste porno per pedofili? Speriamo di no, ma lo facciamo ugualmente.
Sono e devono rimanere un mezzo che permette di esprimere se stessi, che ci regalano spazi dove trovare un momento di pace, dove trovare ispirazione e anche il modo di conoscere la cultura di un paese completamente diverso dal nostro.
Alcuni sono di un certo calibro e altri sono talmente brutti che si potrebbero usarne le pagine per riscaldarsi d'inverno, esattamente come possono essere i romanzi che si trovano in qualsiasi libreria, e non ci mettiamo a segnalare titolo per titolo.
Imbarazzante è anche la convinzione con cui si continua a battere sullo stesso chiodo, un chiodo che per di più non esiste!
Signore e signori, aprite gli occhi e di conseguenza aprite le vostre menti, non consideratevi mai arrivati alla meta, perché la meta si sposta sempre, lo scibile è infinito e il tempo limitato.
Discutete con amici, professori, conoscenti, genitori, assorbite ciò che vi raccontano, rifletteteci, scambiate idee e non siate lapidari nei riguardi di ciò di cui avete letto qualcosa per sbaglio, in un pomeriggio afoso di fine giugno.
Non siate schiavi del pregiudizio, né delle prime impressioni.
Se vi trovate davanti a qualcosa che non conoscete, non urlate “Demonio” oppure “Orrore”, ma cercate di scoprire di cosa si tratta, se ha dei significati che vanno al di là di ciò che pare in superficie e soprattutto se può realmente piacervi oppure no, ignorando ciò che dice la gente intorno a voi! Questo non vale solo per un manga, per un film di animazione, vale per i cibi, gli abiti oppure parlando di cose più serie, vale per religioni, tradizioni e modi di pensare.
Vi potrebbe capitare di imparare qualcosa di nuovo… 
Un'ultima, importantissima cosa, non ci stancheremo mai di dirlo: pensate con la vostra testa, e pensate bene a quello che state per dire
E ora andiamo tutti a leggerci uno shōjo .
Ci auguriamo che siate tutti abbastanza intelligenti da comprendere che in nessuna parte di questo articolo viene accettata la pedofilia o qualsiasi  perversione sessuale che comporta un rapporto non consenziente e, potenzialmente, a norma di legge.

5 Commenti

  1. Sinceramente credo che articoli come questi siano appositmente fatti per creare un polverone.
    Probabilmente il giornalista in questione voleva portare un po’ di pubblicità alla testata e ha provato un articolo scandalistico, e basta guardare che enorme risonanza ha avuto dentro il mondo di appassionati nippofili per rendersi conto che c’è riuscito in pieno

  2. Alessio Algeri, si dice che la pubblicità, buona o brutta che sia, sia sempre positiva, ma persino per un giornale? Repubblica dimostra che almeno una parte dei suoi giornalisti, scrivono articoli senza controllare alcuna fonte, rendendo la qualità della testata stessa discutibile.

  3. Stanislao, sono convinto che oggi le vendite della Repubblica sono tutto tranne che diminuite.
    Lo scopo del giornale è vendere, fare articoli allarmanti è un’ottimo modo per incuriosire la gente a comprare il tuo giornale quindi è ovvio che in tempi di crisi per la stampa cartacea gli atricoli allarmanti si moltiplichino.
    Per ogni appassionato di Anime che ha smesso di comprare Repubblica tutti i giorni (e già faccio fatica a credere che i ragazzi appassionati di Anime comprino Repubblica tutti i giorni) dieci mamme/nonni hanno trovato l’articolo illuminante e si sono segnati mentalmente di porre più attenzione a Repubblica.

  4. Non è solo su questo argomento che Repubblica, insieme ad altre autorevoli testate, scrive delle emerite sciochezze. Ogni categoria ha delle responsabilità, che sono più o meno evidenti e controllate: i giornalisti sembrano godere di un’immunità tutta loro che gli consente di riportare fatti sbagliati senza nessuna conseguenza. Contraddicendo, insieme, sia la missione informativa sia la missione morale del loro lavoro.

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