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Shining Resonance Refrain: la melodia dei draghi

8 min


Gli RPG di stampo giapponese sono ormai un genere accettato, in tutte le sue sfaccettature, anche in Occidente, ma per giungere a questo risultato ci sono voluti parecchi anni, durante i quali i fan hanno chiesto a gran voce l’arrivo di molte famose saghe anche nel nostro continente. Serie come Tales of o Star Ocean, e altre ancora più di nicchia come Atelier, Neptunia e The Legend of Heroes, finalmente hanno la giusta attenzione anche da noi, così da garantire agli appassionati la possibilità di giocare al proprio genere preferito. Fra le tante famose saghe di JRPG ancora assenti sui nostri lidi mancava la serie Shining di Sega, una serie vecchia all’incirca quanto i primi Final Fantasy e Dragon Quest, infatti il primo episodio uscito fu Shining in the Darkness del 1991, su Sega Genesis. Gli anni Novanta videro parecchi capitoli di Shining uscire sulle diverse console Sega, ma poi, dai primi anni 2000, la serie smise di arrivare in Europa, lasciandoci orfani di un’interessante JRPG. Fortunatamente niente è perso per sempre e dopo tanto tempo Shining è tornata anche da noi con Shining Resonance Refrain, ultimo capitolo uscito proprio in questi giorni per PlayStation 4, Xbox One, PC e Nintendo Switch.
Il gioco è una versione riveduta e migliorata di Shining Resonance, titolo uscito a fine 2014 per PlayStation 3, ma soltanto in Giappone. In questa nuova versione ci sono diverse migliorie: sono inclusi tutti i DLC, perlopiù oggetti estetici, e soprattutto la modalità Refrain, da giocare rigorosamente dopo quella Original per rischio spoiler, dato che questa storia (piuttosto simile nel contenuto alla Original) vede entrare nel nostro party due nuovi personaggi piuttosto importanti già presenti nella storia di base, ma l’averli in squadra fin da subito rischierebbe di rivelare in anticipo alcuni eventi della trama.

La storia di Shining Resonance parte, come nel più classico dei mondi fantasy, da una guerra epocale finita un millennio prima e chiamata non a caso Ragnarok, che vide l’alleanza fra Alti Elfi e Draghi sconfiggere il temibile Deus, un essere malvagio desideroso di plasmare il mondo secondo il suo volere. Deus venne sigillato, ma le conseguenze di quella guerra furono l’estinzione quasi totale dei draghi, ora presenti soltanto sotto forma di spirito, e un cambiamento radicale del mondo. L’isola di Alfheim, un tempo terra degli Alti Elfi, fu devastata dalla guerra, ma con il tempo vi si insediarono gli umani che fondarono il regno di Astoria, un reame di pace alleato con il regno elfico di Wellant, situato sul continente. La pace però non fu duratura, infatti l’Impero di Lombardia mosse guerra contro i due regni alleati, in una battaglia che ormai dura da 10 anni. L’Impero ha dalla sua la potenza di tre Dracomachina (draghi nell’aspetto ma votati alla causa di Deus), comandati dalla principessa Excella. L’ultima speranza del regno di Astoria è riposta nei Dragneer, guerrieri in grado di utilizzare delle armi antiche chiamate Armonics e create dallo Shining Dragon, il drago che guidò l’esercito che sconfisse Deus. Gli Armonics sono sette e sono tutti un mix fra armi e strumenti musicali, come ad esempio un arco-arpa o un’ascia-chitarra elettrica. Astoria ne possiede tre, mentre una è utilizzata dalla principessa Excella dell’Impero, proprio per controllare i suoi tre dragoni. Un giorno le forze di Astoria salvano un giovane da una sorta di laboratorio dell’Impero, dove venivano condotti terribili esperimenti anche sugli uomini. Il giovane è Yuma, il nostro protagonista, possessore, all’interno del suo corpo, dello spirito dello Shining Dragon. Il ragazzo ha sempre cercato di evitare di utilizzare i poteri del dragone per paura di non riuscire a controllarli, ma l’incontro con le sue salvatrici Sonia, principessa di Astoria, e Kirika, elfa Dragneer di Wellant, gli farà cambiare idea, facendogli pian piano capire che è giusto combattere per una buona causa. Così inizia il percoso di Yuma e dei suoi alleati nella lotta contro l’Impero.

La storia di Shining Resonance Refrain è, senza troppi giri di parole, piena zeppa dei classici cliché da anime giapponesi, molti eventi sono prevedibili e la caratterizzazione dei personaggi sa molto di già visto. Probabilmente a un appassionato del genere potrà anche piacere, ma se cercate una narrazione originale rispetto al classico stereotipo da JRPG allora siete fuori strada.
Non manca nemmeno una parte di Dating Sim, in cui potremo invitare le procaci fanciulle del nostro party a un appuntamento serale per cercare di avvicinarci sempre più alla persona desiderata: ciò potrà sfociare in un rapporto romantico con le fanciulle o di profonda amicizia in stile “Bromance” con i personaggi maschili. Il membro del party con cui avremo maggiore intimità avrà un finale esclusivo alla fine di tutto. A supportare questa modalità abbiamo anche il Bond Diagram, un sistema che ci permette di ottenere bonus in combattimento a seconda dei legami fra i personaggi: più questi saranno forti e temprati dalle innumerevoli battaglie e più si attiverà l’effetto relativo al legame fra due o più personaggi, che garantirà bonus passivi durante le fasi di combattimento.
Per quanto riguarda il gameplay, ci troviamo di fronte a un classico Action RPG, nello stile che ricorda vagamente un Tales of o uno Star Ocean. In combattimento avremo quattro membri del party attivi, noi ne controlleremo soltanto uno, ma potremo dare delle direttive generali (precedenza alla cura, attacco prioritario, ecc.) ai nostri alleati, che non rispondono sempre bene e spesso muoiono in fretta per una tattica piuttosto assente nell’IA e una lentezza nel castare le magie curative, costringendoci a sprecare preziosi oggetti. Il sistema di combattimento ci vedrà utilizzare un tasto per gli attacchi semplici e uno per gli attacchi break, colpi pesanti in grado di spezzare le difese nemiche per infliggere molto più danno.
Il Break Status può essere inflitto anche colpendo con forze elementali a cui i nemici sono deboli o colpendo mentre questi preparano un attacco contro di noi. Ogni attacco fisico consumerà una barra di AP posta sotto il nostro personaggio, che ci costringerà ogni tanto a fermarci per permetterle di ricaricarsi, cosa che avverrà nel giro di una manciata di secondi. Avremo anche i Force Attack, magie e colpi speciali che invece consumano MP. Potremo avere equipaggiati solo 4 di questi in contemporanea, ma potremo switcharli facilmente dal menù principale anche in combattimento. Yuma possiede poi la capacità libera di trasformarsi nello Shining Dragon premendo L1 insieme a R1. In questa forma il giovane avrà degli attacchi molto potenti, ma la trasformazione consumerà costantemente MP.
Un elemento che tiene a freno l’abuso della trasformazione in drago è la possibilità che Yuma vada in Berserk se i MP diminuiscono troppo; in questo stato perderemo il suo controllo e potrà attaccare anche gli alleati. Ultimo importante tassello del combat system è la modalità B.A.N.D., attivabile quando avremo riempito una barra posta sul lato sinistro dello schermo. Questa modalità ci permette di selezionare un membro del party da porre al centro, in modo da cambiare i bonus dati a seconda del personaggio. Potremo avere attacco potenziato, maggiori possibilità di colpo critico o potenziamento alla difesa, inoltre, quando la B.A.N.D. è attivata, la forma di Shining Dragon di Yuma non potrà andare in Berserk, anzi, se è in questo stato, attivare la B.A.N.D. lo calmerà. Oltre a ciò la forma drago otterrà diversi bonus come un rallentamento del consumo di MP e una maggior potenza di attacco e difesa. La barra posta a lato verrà consumata lentamente da questa modalità fino al suo esaurimento e potrà poi essere ricaricata attaccando i nemici durante i combattimenti.
Il Combat System, dunque, fa il suo dovere, offrendo diverse opzioni per variare il gameplay, con diversi stili di combattimento per ogni personaggio; purtroppo i movimenti legnosi e a volte poco precisi e un button mashing di fondo lo rendono sì divertente, ma non eccellente se paragonato ad altri esponenti del genere. La difficoltà generale non è nemmeno calcolata benissimo, dato che troverete gli scontri contro i nemici normali molto facili, per poi venire massacrati nelle Boss Battle, che spesso vi vedranno costretti a sessioni di grinding selvaggio per non penare troppo in questi combattimenti.

Per quanto riguarda gli altri aspetti del titolo ci troviamo di fronte a un JRPG piuttosto limitato, oseremmo dire quasi a basso budget. In tutto il gioco sarà presente una sola città, Marga, la capitale di Astoria, peraltro molto piccola come dimensioni. Il resto del mondo saranno aree adibite al combattimento contro i mostri che vedremo camminare sulla mappa stessa. Le scene fra i personaggi saranno soprattutto in stile visual novel, con avvenimenti lasciati intuire dagli effetti sonori e visivi, ma senza mostrare nulla. Saranno pochissime le scene, animate con il motore di gioco, che mostrano direttamente cosa sta succedendo.

Il sistema di equipaggiamento non prevede la possibilità di trovare nuove armi e armature da equipaggiare sui nostri personaggi e le armi di ognuno dei nostri, anche per motivi di trama, non potranno essere cambiate. L’unica opzione di personalizzazione sarà il Tuning, sorta di spartiti musicali che cambieranno le statistiche e alcuni effetti delle armi dei personaggi, come per esempio la possibilità di avere attacchi basati sul fuoco o sull’acqua o una maggior velocità dei colpi. Ogni Tuning avrà anche un totale di slot dove potranno essere inseriti gli Aspects, delle pietre speciali che potenziano le statistiche.

Le attività secondarie sono limitate a delle sidequest molto banali, una catena di fetch quest dove dovrete trovare oggetti o uccidere mostri, che fra l’altro ricompariranno a ciclo continuo una volta completate. Queste non vi daranno nemmeno esperienza, ma solo oggetti. Interessante invece la possibilità di affrontare dei dungeon generati in modo procedurale in un’attività secondaria, attivabile parlando con un PNG specifico. Questi dungeon sono modificabili equipaggiando alcuni oggetti che garantiscono la comparsa di specifici mostri, l’aumento di difficoltà o altre condizioni speciali che ne modificano le ricompense o la struttura stessa. Finendo questi, con l’immancabile scontro con il boss finale, troverete oggetti anche più potenti di quelli presenti nell’avventura principale. Ci saranno poi degli eventi solo testuali all’interno della città utili, soprattutto per conoscere alcuni retroscena della storia che, seguendo solo la quest principale, non vengono svelati. In totale la longevità si attesta intorno alle 40 ore di media.

A livello tecnico bisogna tener presente che ci troviamo di fronte a un prodotto dell’era PS3, dunque il lavoro di rimasterizzazione svolto non è male e il tutto gira sui 60fps anche se ci sono dei grossi cali di framerate nelle situazioni più concitate. Gli ambienti hanno texture in bassa qualità e il level design è poco ispirato. Molti PNG (per quanto pochi e solo in città) si ripetono troppo spesso, come anche i modelli dei mostri, spesso riproposti con il classico effetto reskin. Ottimo il design dei personaggi realizzati da Tony Taka, famoso artista ormai legato alla serie Shining, che presenta una caratterizzazione artistica davvero notevole.

A livello sonoro avremo una OST interessante in stile J-Pop a segnare i momenti salienti della narrazione. Saranno inoltre presenti due tracce audio per il doppiaggio: americano (pessimo) e giapponese. I testi saranno solamente in inglese.

Shining Resonance Refrain è un gioco di ruolo tipicamente giapponese basato forse troppo sui cliché del genere. Il titolo non offre una narrazione di prim’ordine, ma raggiunge la sufficienza in ogni aspetto del gameplay, nonostante numerosi difetti in diversi ambiti. Un peccato, visto il ritorno in Occidente di questa storica saga di JRPG. Speriamo solamente che il prossimo capitolo riceva il trattamento che si merita e venga svecchiato da alcune dinamiche ormai troppo abusate.


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One Comment

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  1. L’avevo notato. Speriamo che tolgano quella grafica schifosa in basso (che credo e spero sia solo per l’annuncio) e che la qualità audio/video del materiale non sia quella che mandano in onda al momento.

Silvio Mazzitelli

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Di stirpe vichinga, sono conosciuto soprattutto con il soprannome “Shiruz”, tanto che quasi dimentico il mio vero nome. Videogiocatore incallito sin dall’alba dei tempi, adoro il mondo videoludico perché dopo tanto tempo riesce sempre a sorprendermi come la prima volta. Scrivo ormai da diversi anni di questa mia passione per poterla condividere con tutti. Sono uno dei fondatori di Orgoglio Nerd e sono anche appassionato di tutto ciò che riguarda la cultura giapponese e la mitologia (in particolare quella nordica).
        






      





 
















 
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