X-Men: Dark Phoenix è arrivato finalmente nelle sale. Lo sviluppo di questo film, il settimo della saga e dodicesimo se contiamo gli spin-off, è stato lungo e tormentato. Tra difficoltà contrattuali con gli attori (Jennifer Lawrence in primis), reshoot e ostacoli produttivi in genere, la pellicola ha subito diversi rinvii della sua uscita. Ora però è finalmente arrivata nelle sale e possiamo parlarne. Tuffiamoci quindi nella nostra recensione di X-Men: Dark Phoenix.

Di cosa parla X-Men: Dark Phoenix?

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Questa nuova avventura dei mutanti è incentrata fortemente su Jean Grey, vera protagonista del film. Su di lei si apre la prima scena, mostrandoci gli eventi che l’hanno portata a incontrare il Professor Xavier. Successivamente ci ritroviamo negli anni ’90 e i mutanti sembrano aver trovato finalmente una pace con gli homo sapiens, al punto che il Presidente degli Stati Uniti chiede l’aiuto agli X-Men per una missione spaziale di salvataggio.

Gli eroi partono, nonostante i dubbi, e riescono a portare a termine il loro obiettivo. Tornano quindi sulla Terra, accolti con grandi feste, ma c’è qualcosa che non va. Jean ha rischiato la vita nella missione e ora sembra diversa. È più forte che mai, ma sembra faticare a controllare questo nuovo potere. E nascosti nella sua mente ci sono dei segreti che non è ancora tempo di scoperchiare…

Da un punto di vista di sceneggiatura, il più grosso problema di X-Men: Dark Phoenix è il suo passo. Soprattutto nella parte centrale, gli eventi sembrano correre a un ritmo davvero troppo elevato, con un’alternanza di scene tenute insieme piuttosto debolmente. L’evoluzione (o il declino, dipende dal punto di vista) di Jean Grey avviene in maniera estremamente rapida, ben prima dell’arrivo di coinvolgimenti esterni, e per quanto Sophie Turner si impegni, è davvero poco credibile. A questo si accompagnano dialoghi piuttosto piatti nella maggior parte del film. Scambi di battute già sentiti in tantissimi altri film, dando l’impressione che si potesse mettere molto più impegno in questo aspetto.

Dove invece sicuramente il film avrebbe dovuto migliorare è nel suo villain. Nonostante la qualità dell’interpretazione di Jessica Chastain, questo personaggio (e i suoi alleati) sono quanto di meno memorabile offerto negli ultimi anni dalla filmografia di genere.

Però, sai che…?

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Insomma, X-Men: Dark Phoenix ha davvero tanti problemi di scrittura e non è sicuramente il capitolo meglio riuscito della saga. Una serie che ha sempre avuto il problema di non ragionare sul lungo periodo, ma di procedere episodio dopo episodio, senza davvero costruire archi a lungo termine. Questo è più evidente che mai in questo film: la leggendaria saga di Fenice Nera richiede una preparazione non indifferente per la sua trasposizione e comprimere tutto in un’unica pellicola era praticamente impossibile.

Però, nonostante questo, non tutto è da buttare e soprattutto è meno peggio del disastro annunciato che sembravano prefigurare i report degli ultimi mesi. I problemi ci sono e sono evidenti, ma alla fine il film si regge in piedi e riesce ad arrivare alla sua conclusione.

A colpire è l’estetica stessa della pellicola. Pur rinunciando a dare un concreto feeling anni ’90 (mancano quasi totalmente riferimenti diretti al periodo storico), offre comunque nel design e nella fotografia, uno sguardo concretamente diverso da quello di tanti altri cinecomic. Una caratteristica da sempre apprezzabile nella saga degli X-Men, tanto più negli ultimi capitoli ‘prequel’.

Addirittura qualche momento nel terzo atto, forse anche grazie ai pesanti reshoot, è stato capace di emozionarci. Non si è trattato di scene di isteria esagerata, chiaro. Però vedere un’ultima volta questo team di eroi combattere fianco a fianco (fatta eccezione ancora una volta per Quicksilver che nella versione di questa saga è troppo potente, costringendo gli autori ad escluderlo dai combattimenti) è stato in qualche modo toccante.

Pareri Finali (finali davvero!)

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Insomma, nel complesso X-Men: Dark Phoenix è una pellicola piuttosto mediocre, che non lascerà traccia del proprio passaggio sul genere. Sicuramente non sarà ricordato e celebrato come altri titoli recenti di questo universo cinematografico, a partire ovviamente da Logan – The Wolverine. Nel suo insieme però è un’opera che si lascia guardare e potrebbe tranquillamente essere considerato solo un capitolo piuttosto debole della saga degli X-Men.

Certo, se andate a vederlo sperando in una trasposizione degna della saga di Fenice Nera, anche tenendo conto delle necessarie differenze dovute al medium, resterete delusi. Altrettanto, se sperate in un sentito saluto a una saga che, con tutti i suoi alti e bassi, in questi diciannove anni ha dato contributi chiave alla storia dei fumetti al cinema, soprattutto nelle fasi iniziali, non è quello che avrete. È piuttosto chiaro che questa avventura non è nata come capitolo conclusivo e sarebbe ingiusto nei suoi confronti aspettarsi di più.

Resta un peccato che una serie così importante debba concludersi con una parabola discendente, ma purtroppo le ragioni sono da cercare soprattutto all’esterno. Non resta ora che attendere l’inevitabile ritorno degli X-Men nelle sale, sotto una nuova insegna, sperando che riescano a superare quanto fatto in tutti questi anni. E che non cerchino di adattare ancora la saga di Fenice Nera. Due tentativi ci sono bastati e ci sono ancora tantissime storie che meritano l’attenzione del grande schermo. Ma questo è un tema per un altro giorno…


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Mattia Chiappani

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Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.