Finalmente, dopo anni e anni di attesa, è uscito il nuovo album dei Gorillaz, Humanz. Quale migliore occasione per parlare un po' della band britannica? 
Tuttavia, ci siamo resi conto di un aspetto che viene trattato relativamente di rado. Quando si parla dei Gorillaz, certo, si pensa subito a Damon Albarn; la figura che invece resta sempre un po’ più nell'ombra è quella di Jamie Hewlett. Anche se, “nell'ombra” si fa per dire: si tratta infatti della mente, anzi, della matita dietro al design dei Gorillaz.
Oggi desideriamo infatti parlarvi della band non in senso musicale, ma sotto un punto di vista, diciamo, “fumettistico”, raccontandovi come è nata la band in senso grafico e narrativo.
Partiamo parlando un po' di chi è Jamie Hewlett:  nato nel '68, durante gli anni scolastici collabora a diverse fanzine, ma raggiunge una discreta notorietà verso la fine degli anni '80 quando assieme allo sceneggiatore Alan Martin dà vita a Tank Girl, fumetto punk-anarchico che costituirà la base per il lavoro effettuato poi con i Gorillaz. 
Negli anni ’90 Jamie entra in contatto con Albarn proprio grazie a Tank Girl: difatti Graham Coxon, all'epoca chitarrista dei neonati Blur, è un grandissimo fan dell'opera, e insiste perché i due si conoscano. 
"Inizialmente non ci sopportavamo, ogni volta che ci incontravamo passavamo il tempo punzecchiandoci", ricorderà il disegnatore nel corso di un'intervista per l'Independent. 
"Ci vollero quasi 10 anni perché le cose cambiassero, ma da un momento all'altro ci ritrovammo ad essere migliori amici, inseparabili".
E infatti, nel 1997 Albarn e Hewlett si ritrovano a dividere un appartamento a Londra. Una sera i due sono sul divano, sintonizzati su MTV, e balena loro in mente l’idea di creare una band virtuale, fittizia, composta da personaggi animati.
“Io [Albarn] sono un musicista, Jamie è un disegnatore, era più che naturale arrivare ad una conclusione simile”.  
Chiaramente Albarn si sarebbe occupato della musica – prestando, oltretutto, la voce al cantante -, mentre Hewlett avrebbe badato al design e alla personalità dei vari componenti.
Non esiste un'ispirazione univoca per quanto riguarda l’aspetto dei vari membri dei Gorillaz. Hewlett ha spesso citato la rivista statunitense Mad Magazine come fonte di ispirazione principale, assieme al primo film di Star Wars e ai lavori di Chuck Jones per la Warner Bros. (i Looney Tunes in primis). 
Per la scelta definitiva attinse poi a piene mani dai tipici stereotipi delle band pop – e non solo – dell’epoca, ai quali ci si può rifare ancora oggi; un mondo nel quale l’estetica, il “personaggio” e ciò che lascia trasparire di sé è più importante della musica stessa. 
Il tutto, chiaramente, condito dallo stile grottesco e apertamente caricaturale di Hewlett.

2D, il cantante cui Albarn presta la propria voce, doveva essere il tipico tipo caruccio, dalla bella voce, ma fondamentalmente vuoto e non particolarmente sveglio. La stupidità di 2D viene messa in risalto più volte, nei video musicali e nelle clip, nelle quali spesso viene spesso sbeffeggiato e trattato male da Murdoc. 
L’aspetto di  Murdoc, a propria volta, è ispirato a quello di Keith Richards da giovane.  Un bassista heavy metal che costringe 2D a fondare una band assieme a lui, in quanto troppo poco carino, appunto, per poter fare il cantante.  Russel doveva essere il tipo misterioso: silenzioso, buono come il pane e appassionato di hip-hop. 
Infine, c’era bisogno di una ragazza. Inizialmente Noodle doveva essere molto meno infantile e più provocante, tuttavia alla fine si optò per un aspetto bambinesco che andò poi maturando nel corso degli anni. 
L'intento non era unicamente parodistico, badate: tant'è che nei testi delle canzoni dei Gorillaz spesso si affrontano tematiche importanti come, ad esempio, l'ambientalismo e il pacifismo. Tuttavia è innegabile ci sia (stata) anche una componente di "denuncia" nei confronti dello stesso mondo musicale.
Insomma, la band c’era: nel 2000 debuttò con il primo singolo, Tomorrow Comes Today, e nel 2001 con il primo album, Gorillaz
Nel corso degli anni il tutto si è arricchito con ulteriori dettagli, andando a comporre una vera e propria saga che è possibile ripercorrere attraverso i video, in ordine cronologico, della band, della quale spesso si parla non tanto citando i suoi creatori e membri “umani”, quanto i personaggi, la loro personalità, le loro stranezze, arrivando perfino ad intervistarli, come se esistessero davvero. Ed in effetti, per i fan non è forse così?
"D’altra parte", hanno più volte spiegato Hawlett e Albarn "se è possibile trovare credibili personaggi costruiti a regola d’arte come Marylin Manson e Eminem, perché non una band formata da personaggi in due dimensioni?".

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2 Comments

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  1. Sigh. Quelli di Microsoft, dal primo all’ultimo, stanno dimostrando, se non di essere dei pagliacci, quantomeno di non aver nessun rispetto per la clientela, e di non possedere l’intelligenza minima per tenere ogni tanto la bocca chiusa. Mi sembrano proteste da scolaretti, e non capiscono proprio che non è questo il metodo giusto per riconquistare la clientela pronta a voltargli le spalle. C’è poco da dire, si stanno scavando la fossa con le loro mani…

  2. Citando Wikipedia, (forse non attendibile, è vero) cerco di dimostrare quanto sia inesatto e di parte questo articolo: “In the three years since Mattrick has overseen the division, the Xbox 360 installed base has grown from 10 million to more than 50 million worldwide, while the Xbox LIVE membership has increased from 6 million to over 30 million.[6] At the same time Mattrick is recognized for moving the interactive business from an operating loss into a sustained and profitable business for the company.”
    Lungimiranza il vecchio Don sembra proprio averne.
    Questo articolo si aggiunge a quelli di ON che ad un’analisi obiettiva del mondo next-gen preferisce inserire battutine senza fondo.

Francesca Menta

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Nella vita legge fumetti, guarda cartoni e fa altre cose noiose e banali che non vale la pena menzionare. Allenatrice di Pokémon dal 1999. A quanto pare adesso recensisce anche videogiochi, coronando il sogno di una vita: poter gridare con fare oltraggiato "Lo sto facendo per LAVORO" ogni qualvolta viene trovata di fronte ad una console.