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Scoperta nuova terapia per il diabete tipo 1

Il nuovo farmaco rallenta di due anni il decorso della malattia

La cura per il diabete di tipo 1 potrebbe essere più vicina. Dopo 33 anni di ricerca, e 8 di sperimentazione medica su 76 pazienti, è stata presentata alla American Diabetes Association una nuova terapia per questa terribile malattia. Alcuni dei soggetti erano bambini quando la ricerca è iniziata, i più giovani avevano 8 anni. Questa cura permette di  ritardare il decorso del male, con risultati notevoli. Lo sviluppo è rallentato di almeno due anni. Jeffrey Bluestone, creatore della nuova medicina, ha dichiarato che la scoperta è interessante ma ora inizia il vero lavoro. Infatti ora si tratta di capire come ampliare gli effetti di questa medicina anche ai casi di diabete avanzato.

Come funziona il diabete?

Il diabete è una malattia autoimmune che è causata dalle cellule che attaccano le parti del pancreas (isole di Langerhans) che creano l’insulina, ormone responsabile per il controllo dei livelli di glucosio nel sangue. Poiché non c’è più questo importante ormone a tenere sotto controllo i livelli di zucchero nel sangue, questo sale e crea numerose complicanze, tra cui si contano la cecità, il piede diabetico, lesioni al sistema nervoso e problemi cardiaci.

Un farmaco che ferma le cellule traditrici

Il nuovo farmaco dovrebbe riuscire a fermare le cellule T prima che attacchino le cellule del pancreas, in particolare ledendo una molecola sulla loro superficie chiamata cd3. L’ispirazione per questo genere di farmaco è arrivato a Bluestone e ai suoi collaboratori in un confronto con i farmaci che evitano il rigetto degli organi trapiantati, dove il problema è simile. Anche in questo caso infatti accade che il sistema immunitario attacchi cellule utili. Il percorso per ottenere finanziamenti e fiducia per questo nuovo farmaco è stato particolarmente lungo, travagliato, e denso di stop.Ma è oggi arrivato finalmente alla fine, e offre una speranza a chi è costretto a convivere con questa grave malattia.

Fonte
ScienceMag
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