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Venezia 75: le donne, Netflix, ma soprattutto la Storia

Poche ore fa si è conclusa ufficialmente la 75° Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Si tratta da sempre di uno degli eventi più importanti per il cinema mondiale, in una cerchia ristretta che comprende i Festival di Cannes e Berlino e poche altre manifestazioni, ma negli ultimi anni è cresciuto ancora di più, diventando il punto di avvio della stagione cinematografica. Un vero e proprio termometro di cosa aspettarsi nei prossimi mesi, quali pellicole saranno più apprezzate dalla critica (ma anche dal pubblico) e quali meno e chi raccoglierà i prossimi grandi premi.

È quindi importantissimo ogni anno ricercare una chiave di lettura attraverso i tanti film della Mostra, per capire in che direzione sta andando la settima arte. Anche perché il cinema è senza dubbio una delle discipline artistiche più vicine alla realtà, che sa al contempo descrivere e formare, e quindi comprendere i suoi trend può dirci anche molto sulla nostra società.
E il primo filo conduttore che troviamo in questa Mostra è sicuramente la figura femminile. Nonostante le polemiche sorte sin dall’annuncio della line-up per la quasi totale assenza di registe in concorso, le donne sono state grandi protagoniste di questa edizione. Che rivaleggiassero per un posto a fianco della Regina come in The Favourite, partissero in cerca di rivalsa come in The Nightingale o rivendicassero la propria identità come in Capri-Revolution, le figure femminili di rilievo sono state tantissime.
Al riguardo, non si può non citare Roma, film vincitore del Leone d’Oro, che racconta proprio il percorso di nascita e rinascita di una donna, per certi versi parallelo a quello della sua famiglia (anche se tecnicamente è la famiglia per cui lavora). E da qui ci spostiamo su un’altra questione che ha infiammato le testate giornalistiche negli ultimi mesi e siamo sicuri continuerà a farlo nei prossimi mesi: la forte presenza di Netflix e delle piattaforme di streaming alla Mostra.
Erano ben sei i film presentati dal colosso di Reed Hastings, di cui la metà nel concorso ufficiale. Per settimane quindi è proseguito il dibattito avviato a Cannes sull’influenza apparentemente distruttiva che questo tipo di servizi stanno avendo sul mondo del cinema. Il fatto che sia stato proprio uno di questi sei a vincere il Leone d’Oro (e che a The Ballad of Buster Scruggs sia andato il premio per la sceneggiatura) sta infiammando ancora di più la discussione che sarà sicuramente uno dei temi centrali dei prossimi mesi, se non anni, dell’ambiente anche a livello internazionale.
Ci sarà quindi occasione di affrontare la questione in articoli dedicati in futuro, concedendo il giusto spazio per approfondire i diversi punti di vista. Quello che per ora possiamo dire è che Roma è un film eccezionale e che il Leone d’Oro è stato assolutamente meritato. Se possibile, approfittate della distribuzione che avrà nelle sale cinematografiche per poterlo apprezzare nella sua interezza. E poi, vogliamo parlare di quanto sia stato emozionante il momento della cerimonia in cui il Presidente della Giuria Guillermo del Toro ha annunciato il nome del suo amico Alfonso Cuaròn come vincitore? “Let me see if I can pronounce the name correctly” ed entri nella storia delle storie di cinema.
E così siamo giunto all’ultimo termine citato nel titolo di questo articolo: “Storia“. Già perché la connessione più forte e più diffusa tra i film di questa edizione della Mostra è proprio il suo rapporto con il passato. Che fossero racconti di eventi specifici come Peterloo, 22 July o il fuori concorso Un peuple et son Roi, biopic dedicati a importanti figure come First Man o At Eternity’s Gate o semplicemente pellicole ambientate temporalmente nei secoli scorsi come The Favourite, The Nightingale o Napszàllta, sono stati tantissimi i casi in cui ci siamo ritrovati a confrontarci con quello che ci ha preceduto.
Ovviamente non è una tendenza dettata dal mero desiderio di riportare a galla fatti passati, ma nella maggior parte dei casi lo spirito è quello di guardarsi indietro per capire meglio quello che abbiamo davanti. In questo discorso rientrano sicuramente due dei film più attesi (e di cui sentiremo parlare nei prossimi mesi) Suspiria e A Star Is Born, entrambi remake che fanno i conti con i propri predecessori, da una parte scegliendo di allontanarsene molto, dall’altra rimanendo vicini senza però ricalcare in toto e offrendo una propria prospettiva. Per certi versi è simbolico dell’atteggiamento duplice che si può avere nei confronti del nostro passato e di come questo influisca tuttora sulle nostre vite.
Nel complesso, comunque, si è trattato di una delle edizioni della Mostra più alte a livello qualitativo e apprezzate a livello internazionale e non. È stato più che evidente l’alto livello di attenzione prestato nella selezione delle pellicole e quanto sia grande l’impegno portato avanti negli anni per rendere sempre più importante questa manifestazione nel panorama cinematografico ed il successo di quest’anno (ma anche degli anni scorsi) è la riprova di come si stia procedendo sulla strada giusta. Lo sguardo va quindi al futuro e per citare il discorso conclusivo del Presidente della Biennale Paolo Baratta: “Viva la 76° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica!“.
Una postilla prima di chiudere: il video di apertura di quest’anno, che trovate all’inizio di questo articolo, era davvero emozionante. Vederlo prima dell’inizio di una proiezione era davvero il modo migliore per entrare nel giusto mood. Complimenti vivissimi anche su questo fronte.
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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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