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Recensione Bohemian Rhapsody: una notte a Wembley

Dopo anni di attesa arriva finalmente nelle sale il film sui Queen e sul loro frontman Freddie Mercury. Vediamo insieme com'è andata...

“Chi sono i Queen?” è una domanda quasi retorica. È davvero difficile oggi che qualcuno non conosca una delle band più importanti della storia della musica moderna, con centinaia di milioni di dischi venduti. I loro successi sono diventati inni senza tempo, da Radio Ga Ga a The Show Must Go On, passando per classici come We Will Rock You e We Are The Champions fino ovviamente a Bohemian Rhapsody, che da il titolo al film di cui parliamo oggi.

Oltre ad essere retorica, quella in apertura non è neanche la domanda giusta. Quella infatti a cui apparentemente cerca di dare risposta questo film è “Chi è Freddie Mercury?”, storico cantante e frontman della band, simbolo (sebbene non unico artefice) del suo successo. Bohemian Rhapsody si concentra infatti molto sulla sua vita, meno nota al grande pubblico, fatta eccezione per alcuni particolari.

O forse, addirittura, non è neanche questa la vera domanda. Ma ci arriveremo più in là.

Shoutin’ in the street gonna take on the world some day

Recensione Bohemian Rhapsody
Rami Malek as Freddie Mercury , left, and Lucy Boynton as Mary Austinstar in Twentieth Century Fox’s “Bohemian Rhapsody.”

Il film non fa troppi giri di parole ed entra quasi subito nel vivo, dopo una breve sequenza iniziale. Il giovane Freddie Mercury (all’epoca ancora Farrokh Bulsara), finito il suo turno all’aeroporto di Heathrow, va a sentire il concerto di una band che sta seguendo da tempo. Sono gli Smile, in cui militano Brian May e Roger Taylor, che a fine serata vengono abbandonati dal loro cantante. Freddie si propone subito come sostituto, dando prova sul momento delle proprie incredibili capacità canore. E così, dopo l’aggiunta del bassista John Deacon, nascono i Queen.

Il film procede piuttosto rapidamente, mostrando con diversi salti temporali i momenti chiave della storia della band, ma soprattutto di Freddie. La registrazione del primo demo, la firma del contratto con la EMI, la storia d’amore con Mary Austin, la registrazione di A Night at the Opera e così via, fino ad arrivare alla performance del gruppo in occasione del Live Aid nel 1985.

È interessante notare come in molti casi ai vari momenti temporali sia associata la nascita di una canzone, scelta tra le più famose del gruppo. Ovviamente grande spazio è dedicato alla (piegando un po’ la definizione classica) “title track” Bohemian Rhapsody, uno dei pezzi più complessi e amati della band, ma viene mostrata la creazione anche di tanti altri classici indimenticabili.

Come abbiamo anticipato comunque, la storia raccontata non è tanto quella dei Queen, quanto quella di Freddie Mercury. L’occhio di bue è puntato su di lui per tutto il tempo, nella sua versione incarnata da Rami Malek che riesce a destreggiarsi bene nel difficilissimo ruolo, regalando buone performance sia quando il personaggio è sul palco, sia quando è nella sua sfera privata.

Roger, John e Brian sono ovviamente molto presenti nella pellicola, anche se il loro ruolo è semplicemente quello di comprimari. Non significa che venga negato il loro contributo al successo dei Queen, ovviamente, ma le loro vite non vengono approfondite. E non è un grosso problema, perché l’obiettivo di questo film non sembra essere raccontare la vera storia dei Queen. E a voler ben vedere, neanche quella di Freddie Mercury.

Guaranteed to blow your mind

Recensione Bohemian Rhapsody
L-r, Ben Hardy as Roger Taylor, Gwilym Lee as Brian May, Joseph Mazzello as John Deacon and Rami Malek as Freddie Mercury star in Twentieth Century Fox’s “Bohemian Rhapsody.”

Bohemian Rhapsody non serve per scoprire come i Queen siano arrivati al successo planetario o come abbiano scritto alcune delle canzoni più belle della storia della musica moderna. Non serve neanche a capire come Freddie Mercury sia diventato uno dei frontman più carismatici di sempre, né quale fosse il suo segreto sul palco o ancora per sapere di più sulla sua vita da rockstar.

Per questo esistono tanti libri e documentari che anzi entrano maggiormente nel dettaglio e sono più precisi. Ci sono infatti diversi buchi nella storia di Bohemian Rhapsody, senza contare diverse inesattezze temporali, causate probabilmente da esigenze narrative.

No, Bohemian Rhapsody ha un altro scopo: provare a ricreare l’energia, la potenza, l’emozione unica di un concerto di una delle più grandi live-band di sempre. E non uno qualsiasi, bensì la mitica esibizione al Live Aid del 1985, considerata universalmente una delle migliori performance dal vivo di tutti i tempi.

Tutto quello che vediamo nel film è quasi un semplice pretesto. Scoprire la nascita dei Queen e tutto quello che è successo da lì in poi, serve a guidare lo spettatore piano piano nel mood migliore per poter davvero comprendere e vivere in pieno l’esperienza del finale, dove peraltro il film gioca tutte le carte che ha a disposizione in termini di regia e interpretazioni, raggiungendo il suo apice.

This should be heaven for everyone

Recensione Bohemian Rhapsody
O_163_wem_1360_comp_v003_01,1159 2 – L-R: Gwilym Lee (Brian May), Ben Hardy (Roger Taylor), Rami Malek (Freddie Mercury), and Joe Mazzello (John Deacon) star in Twentieth Century Fox’s BOHEMIAN RHAPSODY. Photo Credit: Courtesy Twentieth Century Fox.

Per tutto questo, Bohemian Rhapsody è un film lontano dalla perfezione e lontano da tanti altri biopic dedicati al mondo del rock. Come abbiamo ribadito qui sopra, quello che cerca di ottenere davvero è fare vivere a chi non c’era all’epoca (o rivivere ai fortunati che ne hanno avuto la possibilità) cosa significava essere in mezzo alla folla di un concerto dei Queen.

Se sia riuscito nel suo intento non è facile a dirsi. Si tratta di un aspetto estremamente soggettivo, che non può essere giudicato in maniera davvero imparziale. Se sceglierete di andarlo a vedere, vi consigliamo vivamente di optare per la sala cinematografica più grande e qualitativamente migliore che avete a disposizione. Non possiamo garantire sul risultato finale, ma se non vi venisse neanche un minimo impulso di alzarvi in piedi a battere le mani insieme al Freddie Mercury sullo schermo, ne saremmo molto stupiti.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

3 Commenti

  1. Ho visto la prima ieri sera….un amozione unica.
    Le vibrazioni della chitarra,la voce di Freddy, il pubblico …insomma da vedere e rivedere.
    Attore fantastico musiche indescrivibili ed un’atmosfera unica all’interno della sala.
    Alcuni spettatori piangevano.
    Andate a vederlo

  2. L’ho visto martedì sera, non vedevo l’ora di andarlo a vedere dal primissimo momento in cui vidi il trailer a maggio.
    Non sono né il primo e neanche l’ultimo a dire che é stata un emozione unica, non mi sono mosso dalla poltrona per tutta la durata del film, ero incollato con gli occhi sullo schermo e ci sono stati dei momenti in cui mi veniva la pelle d’oca mentre altri in cui qualche lacrima voleva scendere ma ce l’ho fatta a resistere, almeno dentro la sala.
    É stato davvero bello vedere i fan della vecchia generazione (quelli che li hanno vissuti veramente i Queen) e i fan di nuova generazione tutti insieme, tutti riuniti per questo fantastico film.
    Ovviamente non avevo grandi pretese perché essendo un film era normale che qualcosa fosse romanzata o inventata ma tutto sommato ha superato le mie aspettative, gli attori hanno una somiglianza assurda con i veri Queen, il film riesce a trascinarti proprio all’interno dei loro concerti e nella vita privata di Freddie Mercury.
    É un film che non mi stancherei mai di vedere, lo straconsiglio!

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