Dune

Perché Dune è così importante nell’universo fantascientifico
Per prepararci al nuovo film in uscita alla fine dell'anno, ripercorriamo la storia mediatica di uno dei racconti più importanti della letteratura fantascientifica

5 min


Alla fine del 2020 uscirà nelle sale cinematografiche Dune, la nuova pellicola diretta da Denis Villeneuve, ispirata all’omonimo romanzo di Frank Herbert.

C’è una particolarità che molti trascurano: la rilevanza di Dune nell’immaginario fantascientifico moderno è molto più massiccia di quanto uno possa credere.

Non è la prima volta che il mondo del cinema tenta di incastonare questo diamante letterario all’interno della settima arte. E considerando la complessità stilistica del libro e la quantità di effetti speciali di cui avrebbe bisogno, l’impresa non è affatto semplice.

Per andare incontro ad una novità che tende a riabbracciare il passato e, allo stesso tempo, smentire la maggior parte dei critici che considerano Dune un ‘libro impossibile’ da trasporre sul grande schermo, facciamo un veloce riassunto della sua storia mediatica.

Andremo a ripercorrere le tappe fondamentali di un’epopea cosparsa di gioie e dolori dalla creazione del romanzo alla realizzazione del nuovo film.

Dune, c’era una volta un libro…

Frank Herbert

Partiamo dall’inizio. Tra il 1963 e il 1965 lo scrittore Frank Herbert pubblicò sulla rivista Analog (la più longeva rivista di fantascienza esistente) un racconto diviso in otto parti. Il successo di quella storia lo convinse a farne un unico manoscritto, dando vita a uno dei romanzi più importanti della letteratura fantascientifica mondiale: Dune.

Fu etichettato in breve tempo come romanzo cult e opera massima di una nuova generazione di narrativa fantascientifica.

Ambientato nell’undicesimo millennio, Dune narra la sfida a sfondo ecologico tra la dinastia Atreides e quella Harkonnen per il predominio del pianeta Arrakis, unico luogo dell’universo in cui nasce il Melange, una spezia in grado di allungare la vita.

Fu solo il primo libro di una saga fantascientifica di sei romanzi che formarono il cuore pulsante del così detto Ciclo di Dune.

“Dune è parte integrante del mio universo fantastico”
Steven Spielberg

DuneI temi che Herbert affronta all’interno dell’opera sono per lui di particolare interesse, come la sopravvivenza umana, l’evoluzione, l’ecologia e il potere generato dall’unione tra religione e politica. Il tutto all’interno di un universo conservativo e feudale, in cui regna un comportamento antiscientifico da cui consegue una tecnologia inevitabilmente arretrata.

Naturalmente l’intera vicenda è decisamente più intricata e voluminosa della nostra sintesi. Per farvi però gustare un film che sembri rispecchiare tutti i canoni fantascientifici richiesti, non abbiamo intenzione di dire altro sulla trama.
Ma torniamo a Herbert e al suo romanzo. Grazie alla sua opera, vinse il Premio Nebula nel 1965, a cui fece seguito il premio Hugo nel 1966, i massimi riconoscimenti nell’ambito della narrativa fantascientifica.

Molti appassionati del genere considerano Dune la migliore opera di fantascienza epica mai scritta. La sua importanza fu così rilevante da aver influenzato profondamente l’immaginario fantascientifico moderno: “Senza Dune, Star Wars non sarebbe mai esistito” ha dichiarato George Lucas.

Dalla carta alla cellulosa, il passo fu più lungo della gamba

Trasporre un’opera come Dune sul grande schermo comporta una serie di difficoltà da non sottovalutare. In primis, lo stile narrativo del libro. Largamente basato su monologhi interiori e dotato di diversi piani di lettura, l’opera coinvolge un gran numero di personaggi che rendono ancora più intricata la complessità della trama. Vi sono stati infatti vari tentativi nel cercare di realizzare l’impresa, tutti miseramente falliti.

H.R. Giger e i suoi lavori scenografici per Dune di Alejandro Jodorowsky

Uno dei progetti più imponenti lo si deve al regista Alejandro Jodorowsky. La sua idea era così epica da coinvolgere vari artisti di grosso calibro, tra cui Chris Foss, Moebius e H.R. Giger. Riuscì persino a convincere Salvador Dalì e Orson Welles ad interpretare due dei ruoli principali. Ma la grande complessità del progetto e la grande quantità di effetti speciali richiesta fece slittare la produzione agli anni ’80, epoca di massimo splendore per il settore delle esplosioni controllate e del sangue finto.

Jodorowsky ormai aveva rinunciato al suo proposito da un po’ di anni. Tutto ciò che ad oggi rimane sul suo progetto è Jodorowsky’s Dune, un documentario del 2013 in cui vengono raccontate le  enormi problematiche che portarono la produzione al collasso.

Ma andiamo avanti con la storia. Negli anni ’80 il testimone passò così in mano a Dino De Laurentis, che decise di affidare la regia niente po’ po’ di meno che a David Lynch.

Dune
David Lynch e Frank Herbert

Lynch a sua volta era reduce dal grandissimo successo di The Elephant Man. Non aveva mai girato un film di fantascienza, tanto meno un film con un budget di produzione così alto: 38 Milioni di dollari.

Il regista oltretutto aveva appena rifiutato la regia de Il Ritorno dello Jedi, ritenendo tale opera ormai troppo definita dal collega George Lucas.

La produzione e la fatica furono titaniche. Tre anni per studiare lo stile scenografico e il look del film. Un anno di lavoro negli studios di Città del Messico. Quattro troupe differenti pronte a coprire ben 75 set con oltre 600 persone e sei mesi di post-produzione per gli effetti speciali.

“Un mondo che nessuno ha ancora saputo ricreare con tale perfezione”
James Cameron

in questa Odissea, il budget sforò da 38 a 45 Milioni di dollari, rendendo Dune una delle produzioni di fantascienza più spettacolari e dispendiose della storia del cinema all’epoca.

DuneI costumi e le scenografie furono concepiti da Lynch per dare vita a quadri viventi. Lo studio fu così minuzioso che le scenografie, le luci e la fotografia personalizzano in modo caratterizzante ogni pianeta e ogni casata menzionata. Lo stile ottocentesco con un occhio rapportato al futuro vuole sottolineare la tecnologia arretrata dovuta al comportamento antiscientifico che caratterizza l’universo feudale di Dune.

DuneCome per ogni film di fantascienza di quegli anni che si rispetti, costruirono enormi scenografie in scala naturale, astronavi e maestosi edifici. Per questo importante lavoro  convocarono il modellista Kit West, già noto nel settore per aver realizzato le navi di Star Wars. Per dare vita alle assurde creature che popolano l’universo di Dune, come i vermi delle sabbie, fu invece chiamato il massimo esponente del mondo animatronico, nonché creatore di E.T.: Carlo Rambaldi.

Il risultato finale è racchiuso in 137 minuti di pellicola: un esiguo lasso di tempo per descrivere le infinite vicende avvenute all’interno del romanzo.

Grazie alla popolarità del libro, il pubblico aveva delle grandissime aspettative nei confronti del film che, alla sua uscita nel 1984, fu bersaglio di pesanti critiche per la sua complessità. Divenne inevitabilmente un flop: complicato, sconclusionato, poco fedele al romanzo, David Lynch stesso non ne ha un bel ricordo. Ciò nonostante, la sua grande rimonta la ebbe negli anni successivi. Recuperò i guadagni nel mercato dell’home video che gli fecero guadagnare il prestigioso grado di film Cult.

A seguito del film, hanno realizzato  una serie di videogiochi e nel 2000 hanno prodotto la miniserie televisiva Dune, il destino dell’universo, più simile al libro rispetto all’opera di Lynch.

Non abbiamo idea di come sarà il nuovo film Dune. Sappiamo solo che con molta probabilità, il suo percorso raggiungerà un bivio: o imparerà dagli errori commessi in passato, o perpetuerà la sua condizione di ‘libro impossibile’. In entrambi i casi manterrà sicuramente una meritata popolarità non indifferente.


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Enrico Natalini

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il suo DNA è composto al 100% di cultura trash e underground. Che siano libri, film, fumetti, serie tv, spettacoli teatrali, mostre o televendite è un segugio per tutte quelle chicche che sopravvivono all'insaputa del mainstream. Di lui dicono che è come un cartone animato, non ha capito bene se sia un complimento o meno, ma a lui piace.
        






      





 
















 
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