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Love, Death and Robots: il continuo cambio di prospettiva

Parliamo un po' della nuova serie Netflix prodotta da David Fincher e Tim Miller.

Qualche giorno fa Netflix ci ha invitato a una speciale proiezione di alcuni episodi di Love, Death & Robots, uno dei nuovi prodotti originali della piattaforma. Abbiamo potuto così apprezzare alcune puntate di questa serie, per poi ovviamente tornare a casa e completare la visione in un binge watching serratissimo. Ora, dopo aver visto tutti gli episodi, vogliamo raccontarvi cosa ne pensiamo di questa serie. E perché dovreste assolutamente guardarla.

Di cosa parla Love, Death & Robots?

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Mettiamo subito in chiaro questo: Love, Death & Robots non ‘parla’ di niente. Si tratta di una serie antologica, come quelle che recentemente ci siamo abituati a scoprire, che tuttavia non ha un tema portante davvero forte. Se Black Mirror, citando uno dei maggiori successi recenti di questo tipo di prodotti, aveva il rapporto malsano con la tecnologia, qui è più una più generale atmosfera fantascientifica a guidare la serie.

A voler davvero identificare un tema generale, potrebbe essere davvero quel Love, Death & Robots del titolo. Non prendetelo però troppo rigidamente: ci sono episodi senza amore, senza morte (pochi) e senza robot. Ma alla fine, è proprio questo a rendere la serie affascinante.

Ogni episodio è un’avventura completamente nuova, in cui non sappiamo assolutamente cosa aspettarci. Nascosto dietro il countdown di Netflix potrebbe esserci una feroce satira sull’incompetenza umana o una toccante storia di sacrificio, un’esperienza nelle profondità dello spazio o una riflessione sull’arte e la creatività. È un continuo rinnovarsi e reinventarsi, che passa anche dalla durata variabile degli episodi, che vanno da 6 a 17 minuti. E così, non sappiamo mai davvero quando la storia finirà e i twist arrivano ancora più inattesi.

A contribuire anche una struttura narrativa differente da quella a cui siamo abituati. Dovendo comprimere la narrazione in un tempo più breve, il ritmo diventa più frenetico, lanciandoci subito nel pieno delle vicende. Anche per questo, consigliamo di vedere la serie in un’unica sessione, o comunque in a due-tre episodi per volta. La sensazione di straniamento che ci accoglie all’inizio di ogni puntata, in cui dobbiamo dimenticare i personaggi di quella precedente, mentre facciamo la conoscenza dei nuovi è parte integrante dell’esperienza.

Un’animazione che lascia a bocca aperta

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C’è un aspetto chiave che non abbiamo ancora toccato in questo pezzo, perché meritava uno spazio a sé: l’animazione. Love, Death & Robots è infatti una serie (quasi) interamente animata e, sempre nello spirito del perpetuo cambiamento, è realizzata in tanti stili differenti.

Quando diciamo questo non parliamo solo di differenze tecniche, come quelle che passano tra un’animazione 3D e una 2D. Si tratta di una varietà sostanziale, con ogni episodio caratterizzato da un approccio personalizzato. Non ce n’è uno uguale all’altro e ciò si può notare già semplicemente sfogliando le miniature delle puntate su Netflix.

Ovviamente questo funziona se l’animazione, oltre a essere varia, è di qualità. Ma anche qui Love, Death & Robots non delude affatto. Il livello artistico di ogni singolo episodio è tra i più alti tra quelli visti recentemente nel campo. Ogni puntata è una nuova esperienza incredibile, anche da un punto di vista visivo. O forse, prima di tutto da un punto di vista visivo.

Ognuno di noi potrà indicare un episodio che lo ha colpito di più sotto questo aspetto. Ce ne sono alcuni che probabilmente spiccheranno rispetto agli altri (come il già apprezzatissimo LA TESTIMONE) ma tutti, tutti, tutti riescono a lasciarci a bocca aperta.

Una rivoluzione nel mainstream

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Love, Death & Robots è un prodotto distruttivo al limite dell’iconoclastia. Una serie che cambia la prospettiva di ciascuno di noi, che ci scuote durante la visione, mostrandoci qualcosa davvero lontano da tutto ciò a cui siamo abituati. È un impatto fortissimo che, episodio dopo episodio, ci porta a vivere un’esperienza nuova, dove tutte le nostre certezze in campo seriale vengono frantumate.

Sia chiaro, ci sono dei precedenti di prodotti di questo tipo. Esattamente come per il sopracitato Black Mirror, questa serie ha dei predecessori, delle esperienze simili la cui influenza è evidente. Basta pensare a tutti i festival di corti fantascientifici che esistono da anni e anni, che restituiscono sensazioni simili a quelle di Love, Death & Robots.

Tuttavia, questi concetti raramente sono arrivati al pubblico mainstream, rimanendo relegati alla propria nicchia di appassionati. Il debutto su una piattaforma come Netflix e la spinta promozionale che sta avendo (senza contare due firme produttive non da poco, come quelle di Tim Miller e David Fincher) potrebbero portare a tutti questo mondo. E così, lo streaming potrebbe rivoluzionare nuovamente il modo di vivere le serie TV, dopo averci regalato il concetto di binge watching, spezzando l’ennesima barriera.

Insomma, Love, Death & Robots è una serie che dovete assolutamente scoprire. Se possibile, come dicevamo, ritagliatevi un po’ di tempo (circa tre ore abbondanti) per vederla in un’unica sessione. Sarà un viaggio bellissimo, ve lo assicuriamo.

Love, Death & Robots è disponibile da venerdì 15 marzo su Netflix.

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Mattia Chiappani

Ama il cinema in ogni sua forma e cova in segreto il sogno di vincere un Premio Oscar per la Miglior Sceneggiatura. Nel frattempo assaggia ogni pietanza disponibile sulla grande tavolata dell'intrattenimento dalle serie TV ai fumetti, passando per musica e libri. Un riflesso condizionato lo porta a scattare un selfie ogni volta che ha una fotocamera per le mani. Gli scienziati stanno ancora cercando una spiegazione a questo fenomeno.

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